La storia si ripete: non solo Google, Amazon ed Apple pagherebbero alcuni dipendenti per ascoltare le conversazioni che gli utenti hanno intrattenuto con i rispettivi assistenti vocali.

Questa volta i riflettori sono puntati su Microsoft, accusata di ascoltare le conversazioni private di Skype, il servizio per le telefonate VoIP probabilmente più famoso al mondo, e quelle realizzate con Cortana, l’assistente vocale della società di Windows.

La notizia è stata lanciata da Vice, che è riuscita ad ottenere alcune registrazioni da un ex-dipendente Microsoft, e comprendono anche conversazioni molto personali come discussioni relative a problemi di coppia o personali e chiacchierate, per così dire, romantiche.

Anche Microsoft ascolta le conversazioni degli utenti su Skype

In particolare, i dipendenti Microsoft avrebbero ascoltato le conversazioni Skype effettuate con Translator, il traduttore online che permette di realizzare videochiamate in otto lingue e ricevere messaggi istantanei in oltre cinquanta lingue.

Nelle FAQ di Skype Translator si legge che “When you use Skype’s translation features, Skype collects and uses your conversation to help improve Microsoft products and services“, ovvero che quando viene utilizzata questa funzionalità, Skype sfrutta le conversazioni per migliorare l’apprendimento automatico di Translator e più in generale dei prodotti Microsoft.

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Alla domanda “Skype registra tutte le conversazioni vocali?“, la pagina FAQ risponde affermando che le conversazioni vengono registrate solo quando si attiva la funzionalità di traduzione. La fonte della notizia ha anche affermato che ci sarebbero alcuni dipendenti che si occupano, invece, di ascoltare le registrazioni di Cortana, l’assistente vocale di casa Microsoft.

Ciò che sarebbe più grave, tuttavia, stando a quanto sostenuto dall’ex-dipendente, non è tanto il fatto che ci siano dei dipendenti Microsoft che ascoltano le conversazioni degli utenti, ma il fatto che queste conversazioni possano facilmente essere diffuse all’esterno dell’azienda dalle varie società che si occupano dell’elaborazione dei dati. “Il fatto che io possa condividere alcune di queste registrazioni con voi mostra quanto sia trascurata la protezione dei dati degli utenti”.