La moglie di Andy Rubin, fondatore di Android, è stata impegnata in una battaglia legale con lui per quanto riguarda il loro accordo prematrimoniale. Alcune parti sono state rese pubbliche. I documenti hanno rivelato un gran numero di accuse che coinvolgono Google.

Al centro della questione c’è l’avvocato della moglie, Stephen Peters, il quale aveva precedentemente lavorato per Rubin in un altro caso di divorzio, all’insaputa di lei. Ciò mostra un serio conflitto di interessi. In sostanza, stava lavorando per Rubin mentre sosteneva di rappresentare Hirabaru. Rubin, che in precedenza ha lavorato per Google e ha inventato Android, non è estraneo alle polemiche. Nel mese di ottobre 2018, è stato riferito che Google gli ha versato una generosa somma di 90 milioni quando la società ha chiesto le sue dimissioni, dopo le accuse di condotta sessuale inappropriata.

Andy Rubin, noto soprattutto per aver fondato Android, è nuovamente coinvolto in uno scandalo

In California, tutte le ricchezze e le proprietà accumulate durante un matrimonio sono di proprietà di entrambi i coniugi. Apparentemente, Rubin era in grado di nascondere i suoi guadagni, soprattutto quelli dovuti agli accordi con Google, non rivelando tutti i suoi beni a sua moglie. Per il reclamo, ad esempio, Rubin ha creato un conto bancario separato prima di lasciare Google e ha smesso di depositare i soldi che ha ottenuto dal gigante della ricerca nel conto congiunto della coppia. In questo modo non solo ha nascosto i suoi guadagni, ma è riuscito a pagare segretamente altre donne.

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La denuncia evidenzia anche che l’irragionevole accordo prematrimoniale ha protetto Rubin dalle conseguenze finanziarie che un divorzio comporta a causa di relazioni extraconiugali. Dunque, questi accordi matrimoniali hanno avuto dei risvolti a suo favore non solo nella vita privata ma anche in quella lavorativa. Vale la pena ricordare che al momento non ci sono notizie ufficiali. Nonostante ciò, Rubin è stato già coinvolto in dinamiche simili in passato. E soprattutto, Google avrà avuto le sue buone ragioni per licenziarlo, quindi un fondo di verità c’è senza alcun dubbio. Il suo avvocato, tuttavia, nega ogni accusa.