Numerosi adolescenti passano gran parte della loro giornata giocando ai vari videogame; per molti è ormai diventata una dipendenza e recentemente è stata inserite nell’elenco delle malattie dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms).

Un utilizzo eccessivo dei videogiochi può rappresentare un vero e proprio rischio per i giovani di oggi, per la loro salute fisica e per le relazioni sociali; durante l’Assemblea Generale tenutesi a Ginevra, i Paesi membri si sono dichiarati favorevoli al nuovo aggiornamento dell’International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems, che contiene il Gaming Disorder.

Videogame: una malattia pericolosa per molti giovani

Molti consumatori, soprattutto i più giovani, passano gran parte del loro tempo con in mano un joystick davanti lo schermo; i videogame sono sempre più utilizzati e il loro mercato è decisamente di enorme valore.

Il nuovo testo, l’International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems, entra in vigore a Gennaio del 2022 e contiene definizioni di oltre 55.000 malattie e condizioni patologiche; i consumatori troveranno anche il Gaming Disorder definito come “un insieme di comportamenti persistenti o ricorrenti legati al gioco, sia online che offline, manifestati da: un mancato controllo sul gioco; la priorità diventa il gioco, al punto che diventa più importante degli interessi della vita; una continua escalation del gaming nonostante conseguenze negative familiari, personali, sociali, occupazionali, educazionali o in altre aree importanti”.

Genitori e tutori spesso sono poco informati su tale argomento o addirittura lo sottovalutano; gli adolescenti dovrebbero essere seguiti maggiormente perché corrono dei rischi abbastanza seri. E’ importante sottolineare che l’utilizzo adeguato del videogioco non comporta nessun pericolo ma può attivare varie capacità cognitive, come per esempio la reattività; si manifesta un disagio, nel momento in cui l’adolescente mostra un vero abuso nei confronti di un videogioco: quando un utilizzo continuativo sostituisce l’attività quotidiana.