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Se il nostro valore più prezioso è il dato sensibile, allora meglio andarci cauti a far gestire le nostre reti a chiunque. È più o meno questo il succo dell’intervista rilasciata dal presidente e amministratore delegato di Itway Spa Andrea Farina, società tra le più innovative nel settore dell’Information Technology. Proprio Farina, dalle colonne di Quotidiano.net, sente che l’Italia dovrebbe riconsiderare l’affidamento dello sviluppo delle infrastrutture 5G ad aziende site nei paesi asiatici estranei al Patto Atlantico.

Ebbene sì, da qualche settimana la rete 5G sta passando da tecnologia dell’innovazione e della futura iper connessione ad argomento sullo scacchiere politico internazionale, con Ministri e Premier mondiali divisi in una sorta di revival della Guerra Fredda. Parafrasando, si stanno ricomponendo le dicotomie tra Blocco Occidentale e Orientale, con al centro il dibattito sulla privacy dei dati personali alla luce della prossima rete 5G.

 

Farina: il 5G è d’importanza strategica, meglio ascoltare la NATO

Andrea Farina è stato quasi perentorio nel suo discorso, incalzando sull’importanza strategica di una infrastruttura che consentirà l’integrazione con i satelliti e introdurre l’era dell’Internet of Things. Ma il 5G sarà pervasivo anche in tutti gli altri settori industriali oltre quello delle telecomunicazioni, poiché anche l’automotive e la prevenzione dei disastri ambientali godranno della trasmissione dati ad altissima velocità.

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Alla domanda del “perché il 5G è considerato pericoloso”, il CEO di Itway ritiene che le comunicazioni strategiche come quelle militari o industriali devono essere protette da fornitori che potrebbero non rispettare le norme di sicurezza informatica occidentali. Poiché “chi gestisce la tecnologia può davvero controllarci“, e i casi dibattuti in USA e Gran Bretagna dovrebbero insegnarci qualcosa. In merito, anche l’Italia sembra sia tentata di allinearsi alle direttive anti Huawei emanate dal presidente USA Trump.

Se la Nato alza gli scudi, forse è il caso di ascoltarla. c’è in ballo la nostra vita e la nostra sicurezza.

Farina chiude il suo intervento sostenendo che non ha senso ricercare il fornitore d’infrastrutture meno costoso, se poi non siamo sicuri delle garanzia in materia di protezione dei dati. Può sembrare fantapolitica, ma il mondo occidentale dovrebbe riportare la produzione industriale nel suo alveo, altrimenti un paese come la Cina può controllare la diffusione dei dati mondiali grazie a costi bassissimi ma senza garanzie alcune sulla nostra sicurezza. Farina chiosa che “ci deve pensare l’Unione Europea a garantire che i prodotti, i processi e i servizi venduti nell’Ue soddisfino gli standard di sicurezza informatica“.