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Facebook sta sempre più accelerando le sue azioni di censura quando sul social vengono pubblicate immagini di nudo oppure video a sfondo sessuale. Questi provvedimenti si sono rese necessari per rendere sicura la navigazione a tutti gli utenti dopo una escalation di segnalazioni negli ultimi mesi. Spesso e volentieri però il social toppa clamorosamente il suo procedimento di censura, andando ad oscurare anche ciò che è arte.

L’ultimo episodio ha come protagonista la città di Bologna ed un suo monumento simbolo, la fontana del Nettuno in pieno centro nell’omonima piazza. Il tutto ha avuto inizio venerdì quando la scrittrice Elisa Barbari ha pubblicato sulla pagina personale una foto con la scultura in primo piano. Dopo poche ore la scrittrice ha ricevuto un messaggio direttamente da Facebook che – vestendo un’inusuale veste da Inquisizione seicentesca – spiegava di aver bloccato il post per “contenuti sessualmente espliciti”.

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Il riferimento è ovviamente alle nudità del Nettuno e tutto ciò è bastato per scatenare sul social stesso le ire dei bolognesi che vedono nell’oscuramente della celebre fontana un simbolo usurpato della città. Facebook poco dopo è tornata sui suoi passi scusandosi dell’accaduto, facendo mea culpa sulla censura fatta e dando la colpa all’enorme mole di lavoro a cui è costretta per cancellare contenuti poco edificanti.

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La verità è che il sistema messo in moto dal social ha ancora alcune falle vistose, dato che ancora è possibile imbattersi in contenuti realmente pornografici in giro nelle nostre bacheche. Il problema forse potrebbe essere negli algoritmi che sono chiamati a riconoscere i post da eliminare: probabilmente un maggior controllo della vista umana potrebbe solo far bene, anche per evitare queste plateali figuracce.