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Cloud, gli utenti si avvicinano sempre più al servizio

Cloud, l’ufficio IDC (International Data Corporation) prevede che entro il 2020, gli introiti derivanti dal servizio a pagamento supereranno i 195 miliardi di dollari. A livello europeo, sebbene i “Software as a Service” (SaaS) domineranno ancora il mercato, la fetta comprendente “Platform as a service” (PaaS) ed “Infrastructure as a Service” (IaaS) aumenterà sensibilmente.

Nella giornata di ieri abbiamo discusso, nella nostra rubrica domenicale, su quali fossero i migliori servizi di cloud gratuiti presenti attualmente in rete. Solo qualche mese fa, invece, l’International Data Corporation, un’importante compagnia americana specializzata in ricerche di mercato, ha evidenziato l’incremento considerevole di servizi cloud a pagamento entro i prossimi 4 anni.

Cloud a pagamento, entro il 2020 gli introiti raddoppieranno

La previsione del centro di ricerca, dunque, è che entro gennaio 2020 questo mercato emergente possa raggiungere la cifra record di 195 miliardi di dollari (circa 175 miliardi di euro al cambio attuale) di fatturato. Vale a dire circa il doppio degli introiti raggiunti attualmente. Lo studio ha preso in considerazione ben 47 paesi, tra cui l’Italia, e mostra come il settore sia in forte crescita espansiva.

Secondo sempre IDC, il modello SaaS (il più diffuso nel 2015) continuerà a fare la parte da leone in Europa, ma nonostante ciò anche i modelli PaaS e IaaS incrementeranno considerevolmente la propria parte di mercato. Inoltre, il Regno Unito continuerà a posizionarsi al primo posto nel mercato dei servizi cloud sul continente europeo, andando a guadagnare circa il 30% delle cifre totali di tutto il vecchio continente. Secondo posto per la Germania e terzo per la Francia. Seguono a ruota, infine, tutti gli altri paesi, più o meno a pari merito.

Non possiamo negare che il cloud sia una grande invenzione capace di semplificare ed agevolare la vita, tuttavia, una piccola riflessione (forse due) è d’obbligo: il cloud è davvero sicuro oppure è l’utilizzo che se ne fa ad essere nocivo per la privacy? E, soprattutto, con le reti obsolete oggigiorno presenti in Italia e l’upload fermo ancora in molti casi a velocità inferiori agli 0,4 Mb è davvero conveniente investire tempo e denaro su di esso?