Mitsubishi
Inaspettato dieselgate per Mitsubishi, che ha falsificato i test di omologazione su emissioni e consumo di carburante anti-smog di oltre 600 mila auto.

Mitsubishi ha dichiarato di aver manomesso le prove di omologazione sulle emissioni e sul consumo di carburante anti-smog di oltre 600 mila vetture. Ora, il dieselgate rischia di mettere in ginocchio la nota azienda di Tokyo.

Abbiamo svolto, impropriamente, test sulle emissioni sui consumi di carburante per presentare tassi migliori di quelli attualmente realizzati“, ha comunicato la casa automobilistica giapponese, senza perdersi in troppi rombi di motore. Tetsuro Aikawa – il presidente della società – ha rilasciato un’intervista al “Ministero dei Trasporti” del Giappone, attraverso la quale ha riferito il proprio rammarico per quanto accaduto: “Voglio esprimere le mie scuse più profonde a tutti i nostri clienti e alle altre parti coinvolte. Abbiamo deciso di arrestare la produzione e la vendita dei modelli coinvolti“.

Ammissioni di colpa che, di certo, non fanno tirare un sospirto di sollievo. Infatti, l’inaspettato “dieselgate giapponese” ha fatto perdere 1,2 miliardi di capitalizzazione al colosso automobilistico, ovvero circa il 15% dei titoli, nell’arco di pochissime ore.

Lo stop è stato proclamato per eK Wagon ed eK Space, le due mini-car destinate al mercato nipponico. Mitsubishi Italia ha spiegato che “per dipanare ogni eventuale dubbio, la casa produttrice nominerà un comitato di esperti terzi per la verifica delle modalità di rilevazione su tutta la gamma. I risultati di tali nuovi test saranno pubblicati non appena disponibili“. Tra le auto coinvolte figurano anche i nomi di Dayz e Dayz Roox, prodotte nel 2013 per conto di Nissan e ritirate dal commercio in queste ore, a seguito dello scandalo.

La faccenda riporta alla mente un caso analogo, quello di Volkswagen che aveva installato software per manipolare le emissioni inquinanti dei motori a diesel. Tuttavia, Mitsubishi non è affatto estranea agli scalpori: già nel 2000, la società di Tokyo aveva fatto sollevare un immenso polverone per aver lanciato veicoli difettosi sul mercato – per la durata di circa 30 anni – e per aver occultato i reclami dei suoi clienti.