cani in provetta

Nati i primi cani in provetta. Dopo la pecora Dolly, dunque, ed una sequela di altri animali, la scienza si sofferma sul mondo canino. Si tratta di una nuova tecnica che, se dovesse rivelarsi buona, potrebbe aiutare anche l’essere umano.

I cuccioli in questione sono 7 e di varie razze, tra le quali beagle e cocker spaniel. Questo prodigio della scienza è stata generata da 19 embrioni impiantati e sono nati tutti senza alcuna problematica.

La tecnica Crispr

La tecnica utilizzata, che va ad affiancarsi alla comune fecondazione artificiale, si chiama Crispr (Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats). Si tratta di una e, grazie alla quale potrebbe essere possibile sconfiggere alcune malattie  anche nell’essere umano. Per questo motivo, lo studio potrebbe avere risvolti interessanti anche per quanto riguarda l’uomo.

La cucciolata appena nata sta bene, dicevamo. Ed è stata partorita da un’unica mamma, ovviamente con più genitori genetici. Lo studio è stato eseguito presso la Cornell University da un team guidato da Jennifer Nagashima ed è il frutto di una ricerca che ha impiegato almeno 40 anni perchè vedesse la luce, onde evitare spiacevoli conseguenze. La tecnica, oggi, è molto migliorata rispetto a studi passati. Tanto che ora gli scienziati sostengono di poter congelare gli spermatozoi e conservali nelle banche dati, per poi riutilizzarli conservando il patrimonio genetico delle specie che al momento sono a rischio estinzione.

Le possibili implicazioni riguardano la tutela del patrimonio genetico di alcune razze canine minacciate dall’estinzione, tra i quali anche alcune specie di lupi. Inoltre, questi risultati forniscono una nuova conoscenza per combattere le malattie genetiche dell’uomo che, con il cane, ne condivide ben 350.

Ovviamente, il dibattito riguardante questioni etiche è molto acceso. I benefici offerti, infatti, vengono offuscati dalla possibilità di poter rimuovere le sequenze di informazione genetica già nell’embrione.

I risultati delle ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Plos One.