Bing stava per essere venduta a Apple, ecco le motivazioni del rifiuto

Settembre fu un mese importante, soprattutto perché emerse che Microsoft sembrava intenzionata a cedere Bing ad Apple ad un buon prezzo. Se tutto fosse andato in porto ci sarebbero state enormi scosse mediatiche nel mondo dell’hi-tech. A distanza di tempo, però, sono venute a galla alcune documentazioni che mettono in evidenza il desiderio di vendere Bing già dal lontano 2009.

Queste informazioni arrivano da un report della CNBC che fa emergere alcune documentazioni legali, risalenti ad una causa contro Google emanata dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d’America. La causa in questione verificava che Big G non avesse una posizione mediatica dominante nel settore dei browser web negli Stati Uniti d’America. Nella documentazione fu reso noto che Microsoft tentò due volte di cedere Bing a Apple, rispettivamente negli anni 2018 e 2020.

Sembra che allo stesso tempo l’idea da parte della casa di Redmond di rendere Bing il motore di ricerca di default su Safari, sia stato il motivo delle continue richieste di collaborazioni con il colosso di Cupertino. Quindi emerse che Microsoft avesse contattato Apple per la richiesta di una partnership negli anni: 2009, 2013, 2015, 2016, 2018 e 2020.

 

Microsoft al centro delle attenzioni grazie alla sua proposta sulla vendita di Bing ad Apple

Durante l’udienza Google ha portato i documenti, trattati precedentemente, ai giudici per dimostrare che esiste una vera e propria competizione nel mercato dei browser web. Inoltre sembrerebbe che Google nel 2018 abbia contattato Apple per “venderle direttamente Bing o per creare una joint-venture legata a Bing”. Da non dimenticare che il direttore dei Servizi Apple Eddy Cue, rilasciò un commento nel quale spiegò le motivazioni che portò la grande mela a declinare il progetto, specificando che “la qualità delle ricerche di Microsoft e i loro investimenti nella ricerca non erano affatto significativi. Dunque tutto era peggiore, a partire dalla qualità delle ricerche. Non stavano investendo in maniera confrontabile a Google, o comunque stavano investendo molto meno di quanto avrebbero potuto. Anche il sistema delle inserzioni e della monetizzazione non era granché”.

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