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L’IA potrebbe cibarsi dei dati raccolti e sarebbe un disastro

scritto da Rossella Vitale 14/11/2023 0 commenti 1 Minuti lettura
IA per la produzione energetica
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Ormai chiunque possegga un accesso internet riesce ad accedere all’IA generativa. I contenuti da esse prodotte sono praticamente ovunque. Possono essere utilizzate sia dagli utenti alle prime armi che dai professionisti. La comodità è che permettono di creare immagini e testi molto velocemente in un attimo esse vengono diffuse ovunque sul web.

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Tale proliferazione potrebbe portare ad un cortocircuito sul quale attualmente diversi ricercatori, provenienti da tutto il mondo, stanno concentrando le loro forze: il modem collapse. Questo fenomeno fu descritto per la primissima volta dopo una ricerca scientifica condotta dalle università canadesi e britanniche. Dallo studio è emersa la definizione di tale corto: si tratta di un processo degenerativo dove i contenuti già creati andrebbero a danneggiare i dataset a cui accederanno i prossimi modelli. Il loro funzionamento sarebbe così compromesso dai dati inquinanti e avranno una percezione totalmente errata della realtà.

Le IA divengono ancor meno affidabili

Le IA vanno a produrre dei risultati basandosi su dati statistici e progressivamente eliminano ogni evento che potrebbe essere poco probabile ripetere. Gli attuali modelli di linguaggio chiamati LLM permettono a tali programmi di riuscire ad agire e dare risposte in base a prompt e imput fornito dall’utente. Gli algoritmi di deep learning, che si basano su una grande quantità di dati e parametri, vengono addestrati anche con ciò che si ricava dallo scraping delle fonti online. Se da quest’ultimo provengono dati errati, l’IA li andrà a riprodurre in automatico.

Ma che accade nel momento in cui una quantità crescente di informazioni è prodotta dalle medesime macchine? In base ad un’altra ricerca americana, le IA soffriranno della Mad, Model Autophagy Disorder. Cos’è? Una disfunzione creata proprio dai modelli che vanno a nutrirsi dei dati che esse hanno creato.

Questo porta inevitabilmente ad un peggioramento del linguaggio, che si appiattisce proponendo sempre gli stessi testi. Il suo funzionamento diverrebbe comparabile all’autocomplete: proporrebbe le soluzioni statisticamente possibili. L’unica differenza starebbe nei parametri e nelle capacità del sistema esaminare ed imparare da altri dati. Il problema è che tutti i sistemi che si basano su tecnologie simili divengono sensibili all’inquinamento. Non vengono colpiti solo i testi, ma anche le immagini. Nell’ultimo caso il “disastro” sarebbe molto visibile nella risposta prodotta che solitamente presenta una patina di rumore.

datiIAscienzatecnologia
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Rossella Vitale
Rossella Vitale

Se dovessi scrivere quali sono i miei interessi o descrivermi ci metterei forse una giornata intera, quindi sarò breve. Mi piace esprimermi attraverso la scrittura, mezzo di comunicazione che molti non considerano più così importante, amo i miei animali (gatti, cane e coniglio) e mentre lavoro ascolto brani suonati al piano per concentrarmi e rilassarmi. La mia Laurea ha un titolo troppo lungo da scrivere, ma essenzialmente mi sono specializzata proprio *rullo di tamburi* in comunicazione e marketing digitale.

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