Bollette: in alcuni casi si possono richiedere fino a 1.200 euro di rimborso sulle somme

A volte può capitare che le aziende che forniscono servizi, facciano degli errori nell’assegnazione dei pagamenti delle bollette. Ciò è dovuto anche al sistema tecnologico online che sta man mano sostituendo il vecchio cartaceo. Per tale ragione è importante controllare sempre che i conti siano corretti, dando un’occhiata ai contatori di luce, gas e acqua. 

Bollette: quando si può richiedere il rimborso?

Dopo un’attenta analisi, in svariati casi ci si renderà conto dell’errore che può essere dovuto a distrazioni dell’uomo o semplicemente ai sistemi automatici di lettura.

Studiando alcune delle sviste che ricorrono più spesso, ne risaltano 3 in particolar modo. Tra gli sbagli riscontrati con maggiore frequenza nelle bollette di casa vi sono:

  • somma da pagare maggiore rispetto a quella dovuta;
  • richiesta pagamento di una bolletta già pagata;
  • inclusi servizi non richiesti.

Secondo l’ARERA – l’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente -, se il cittadino dichiara che la somma richiesta per la sua fornitura non concorda con quella effettiva, è libero di scegliere se contestarla o meno. Inoltre è possibile richiedere una ulteriore verifica della bolletta e poi una eventuale rettifica con rimborso dovuto.

Se teniamo conto della media, possiamo notare che, prestando tutte le attenzioni indicate sopra, si può arrivare a risparmiare fino a 1.200€ all’anno.

L’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente ha per giunta dichiarato che, in questi casi, il cliente può inviare direttamente all’azienda una comunicazione scritta nella quale dichiara di avere delle contestazioni da fare sulla bolletta (richiesta scritta di rettifica di fatturazione o di importi anomali).