Tv del futuro

La tv tradizionale del digitale terrestre, nonostante la moltitudine di canali, non riesce a mantenere una massa di pubblico attiva, poiché troppo in svantaggio rispetto ai servizi on demand che ci sono in Italia. I contenuti dedicati attraggono più utenti e gli investitori della pubblicità nel digitale lo hanno capito da tempo.

In più, si sta delineando un nuovo modello di TV social. Un fenomeno in costante crescita che vede come protagonisti colossi digitali come Snapchat, Facebook e Instagram: le rispettive applicazioni Discover, Facebook Watch e IGTV stanno registrando un incremento notevole di utenti.

L’approccio dei contenuti video sui social è completamente diverso dalla tv tradizionale: se prendiamo IGTV, si possono fare video cortissimi o anche da 60 minuti. E che dire di Facebook Watch che diffonde in streaming programmi, serie tv e dirette accanto a video visti dagli amici o pubblicati nei gruppi? La forza delle tv social è nella visione orizzontale del movimento, poiché milioni di utenti connessi possono interagire all’istante mentre visionano il filmato. È come se stessimo parlando di un nuovo concetto di community che ridefinisce il senso del guardare alla TV.

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Tv social: quali rischi ci saranno

Nonostante il fenomeno, come al solito non bisogna dare retta agli apocalittici che gridano già alla morte della tv tradizionale. La minaccia per i grandi gruppi editoriali televisivi non c’è, poiché si tratta di due canali di trasmissione diversi a livello sociale.

Sorgeranno i soliti temi del vecchio copyright, da sempre sguinzagliato dai governi per imbrigliare ciò che non si può, ovvero la rete stessa. La libera circolazione delle idee potrebbe ridare vita in salsa social di una tecnologia appartenente a un’epoca giurassica. La diffusione sempre meno controllata dei contenuti e delle informazioni, però, è lo step successivo su cui si dovranno porre molte riflessioni. Si parla di questioni deontologiche care ai giornalisti, poiché ci sarà un incontrollabile proliferare di contenuti eticamente e formalmente scorretti nel campo dell’informazione.

Si potrebbe cadere vittime dell’improvvisazione e “del qualunquismo”, così come potremmo assistere a una pletora di esperti improvvisati solo perché hanno letto attentamente un quotidiano (chissà quanti lo fanno oggi) o visto un’opera al teatro.