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Lo smartphone non inquinante si autodistrugge

scritto da Federica Vitale 27/05/2015 0 commenti 1 Minuti lettura
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rifiuti elettronici

rifiuti elettronici

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Lo smartphone del futuro si autodistruggerà. E lo farà quando sarà al termine del suo ciclo di vita. E’ la proposta di un team di ricercatori dell’Università dell’Illinois che ha realizzato una serie di circuiti elettronici in grado di autodistruggersi in modo tale da ridurre l’inquinamento provocato dai rifiuti elettronici.

Probabilmente, l’idea nasce in seguito alla pubblicazione del rapporto dell’Unep, il Programma delle Nazioni Unite, riguardante l’ambiente e, appunto, i rifiuti elettronici. Proprio qui si evidenzia come lo scorso anno siano stati prodotti 41,8 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, i cosiddetti e-waste. Con questa espressione ci si riferisce, in genere, a smartphone, tablet, computer e tutti gli dispositivi elettronici in genere. Un dato non troppo confortante, soprattutto se rapportato al lungo termine. Pare, infatti, che entro il 2018 le cose siano destinate a peggiorare. Potrebbero diventare 50 milioni le tonnellate di rifiuti elettronici.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Advanced Material, vorrebbe rappresentare una voce ulteriore rispetto agli sforzi già effettuati finora per ridurre l’inquinamento elettronico e migliorare la produzione dei dispositivi. Tuttavia, sempre secondo i dati forniti dall’Onu, solo tra il 10 e il 40 per cento delle tonnellate prodotte è stato riciclato e gestito in modo corretto. La restante parte di rifiuti elettronici, purtroppo, vengono negoziati illegalmente e ciò implica una conseguente riduzione della crescita di un settore che potrebbe raggiungere un valore annuo pari a 410 miliardi di dollari.

Per questo motivo i ricercatori americani hanno cercato di sviluppare dei dispositivi in grado di autodistruggersi. Come? Magari mediante segnali radio, dissolvimento in acqua e calore come possibili input. E’ grazie a questi espedienti che si sostiene come tali materiali possano essere riciclati con più facilità. I circuiti elettronici di tali dispositivi, quindi, dovranno dissolversi al termine del loro ciclo vitale.

Una sensibilizzazione che andrebbe estesa anche ai paesi non OCSE, visto che riguarda l’esportazione dei rifiuti elettronici proprio verso paesi in via di sviluppo, come Ghana, Nigeria, Costa d’Avorio, Repubblica del Congo, Cina, Pakistan, India, Bangladesh e Vietnam.

riciclaggio dei rifiutismartphone
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Federica Vitale
Federica Vitale

Federica Vitale nasce come web writer convinta e le sue passioni, sin da bambina, si sono rivelate la carta e la penna. Laureata in Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Perugia, ha conseguito la laurea in Lingue e Letterature Straniere nel 2003 e ha proseguito gli studi laureandosi nuovamente nel 2007 in Scienze e Tecniche della Comunicazione, presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Viterbo, dove ha collaborato come cultore della materia per la cattedra di Linguaggi Audiovisivi. Il suo percorso formativo e la sua passione per il cinema e la letteratura l’hanno portata a specializzarsi nell’analisi della produzione letteraria e delle sue trasposizioni cinematografiche. Ha pubblicato il libro 'L’universo africano di Karen Blixen'. Ama scrivere ed esprimersi anche attraverso la fotografia poiché le piace vivere il mondo a 360°. La passione per l’immagine e per le parole si riassumono nella creazione dell’articolo.

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