Juno
Juno ha immortalato la spettacolare aurora polare di Giove.

Continua il viaggio spaziale di Juno. Questa volta, la sonda della NASA è riuscita ad avvicinarsi a Giove, immortalando la spettacolare aurora polare del gigante gassoso. Le prime sorprendenti immagini del pianeta ci sono pervenute grazie a una sofisticata tecnologia frutto del made in Italy, ovvero lo spettrometro Jiram e il KaT.

Juno, alla conquista di Giove

Tutto ha avuto inizio lo scorso 4 luglio 2016. Difatti, dopo ben 5 anni di viaggio e circa 3 miliardi di chilometri percorsi, la navicella spaziale della NASA ha raggiunto l’orbita polare di Giove. Nella giornata del 27 agosto, il veicolo ha sfrecciato intorno al gigante gassoso a una velocità relativa di 208 mila chilometri orari, tenendosi a 4.200 chilometri di distanza dalle sue nubi vorticorse. Questa manovra ha consentito a Juno di trasmettere le prime immagini del pianeta agli scienziati.

La prima sonda spaziale alimentata da energia solare

In questi giorni, la prima sonda spaziale alimentata da energia solare sta cominciando a raccogliere preziose informazioni legate al quinto pianeta del nostro Sistema Solare. Dati importante che ci vengono forniti attraverso degli strumenti fondamentali. Si chiamano Jiram (Jovian InfraRed Auroral Mapper) e KaT (Ka-Band Translator).

Lo zampino del made in Italy

Il primo è uno spettometro finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e realizzato da Leonardo-Finmeccanica, sotto la responsabilità scientifica dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Iaps-Inaf). Il secondo, invece, è uno strumento ideato dall’Università Sapienza di Roma e messo a punto dalla Thales Alenia Space Italia con il supporto dell’Asi. Quest’ultimo dispone del sensore d’assetto Autonomous Star Tracker, prodotto altresì da Leonardo-Finmeccanica.

Gli esperti della NASA hanno affidato a Jiram il compito di catturare le immagini delle aurore polari di Giove e studiare gli strati superiori della sua atmosfera per rilevare la presenza di metano, vapore acqueo, ammoniaca e fosfina. Mentre la strumentazione del KaT consentirà alla navicella spaziale di mantenere la rotta nell’orbita del pianeta.

Il video mostra i dati ottenuti dalle sessioni di calibrazione fatte all’inizio del mese di agosto. Tali elementi ci sono pervenuti grazie a una raccolta di 580 immagini, scattate in un periodo di 9 ore, in cui Giove compie quasi una rotazione completa, e legate alla mappatura delle aurore e dell’emissione termica del pianeta scaturita ai poli.

Nello specifico, il filmato ritrae Jiram, a bordo di Juno, intento a sondare il pianeta da sud a nord. Ci vengono presentate le due unità che compongono la fotocamera dello spettometro: quella inferiore, in scala di colore rosso, che permette di mappare l’emissione termica del pianeta a lunghezze d’onda intorno a 4,8 micron; e quella superiore, in scala di colore blu, che consente di mappare le aurore a lunghezze d’onda intorno a 3,45 micron.

Barbara Negri, responsabile dell’Unità Osservazione dell’Universo dell’Asi ha precisato che “I risultati delle calibrazioni di JIRAM, fatte a inizio agosto, dimostrano che Juno stia rispettando gli ordini impartiti. Pertanto, è stata avviata l’attività scientifica a seguito del primo flyby ravvicinato di Giove. Si tratta di un’ulteriore conferma della capacità dei team italiani, sia scientifici che industriali, di realizzare questo tipo di strumentazione che è di fondamentale importanza per l’esplorazione del nostro Sistema Solare“.

La meravigliosa aurora polare di Giove

JIRAM – spiega Alberto Adriani, ricercatore dell’INAF e responsabile dello strumento – guarda sotto la pelle di Giove dandoci immagini ravvicinate del pianeta nell’infrarosso. Queste prime immagini dei poli nord e sud di Giove ci stanno rivelando aree calde e fredde del pianeta che non sono mai state osservate prima. Nonostante avessimo saputo che le prime immagini infrarosse del polo sud avrebbero rivelato l’aurora meridionale del pianeta, siamo stati affascinati nel vederla per la prima volta. Nessun altro strumento, sia da terra che dallo spazio, è mai stato in grado prima d’ora di osservare l’aurora australe nel modo come la vediamo in questa immagine. Vediamo un’aurora molto luminosa e strutturata. L’alto livello di dettaglio delle immagini ci potrà dire di più sulla sua morfologia e la sua dinamica“.