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Apple Intelligence avrà limiti d’uso e un abbonamento a pagamento

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Le funzioni di Apple Intelligence non saranno illimitate per sempre, e questa volta è la stessa Apple a metterlo nero su bianco. A poca distanza dall’evento di presentazione dei nuovi iPhone Pro e del pieghevole Duo, l’azienda ha pubblicato un documento di supporto che spiega come funzionano soglie e limiti d’uso per le funzioni di intelligenza artificiale, in particolare quelle troppo pesanti per girare direttamente sul dispositivo e che quindi finiscono per appoggiarsi ai server dell’azienda.

L’elenco è piuttosto ampio e tocca parecchie cose che ormai vengono date per scontate. Ci sono Siri AI, gli strumenti di modifica intelligente delle immagini come Clean Up, Extend e Spatial Reframing, poi Image Playground, i modelli AFM 3 Cloud e AFM 3 Cloud Pro utilizzabili tramite Comandi Rapidi e infine le applicazioni costruite con gli Apple Foundation Models che passano da Private Cloud Compute. Tutte funzioni che, per loro natura, richiedono muscoli di calcolo che un telefono da solo non ha.

Cosa cambia con i nuovi limiti

Il punto più interessante del documento è che Apple, per la prima volta, dichiara apertamente che queste funzioni potranno essere soggette a restrizioni. E c’è di più, perché l’azienda conferma anche che sarà possibile pagare per ottenere soglie più generose. Un’apertura esplicita verso un modello ad abbonamento che finora era rimasta sottotraccia, mai messa così chiaramente per iscritto.

Quello che manca, almeno per adesso, sono i numeri. Apple non ha specificato quanti utilizzi saranno consentiti, né ha indicato una data di entrata in vigore dei nuovi limiti. Si limita a dire che, una volta raggiunta la soglia prevista, le funzioni coinvolte potrebbero diventare temporaneamente inutilizzabili, per poi tornare disponibili dopo un certo periodo di tempo. Una sospensione a tempo, in pratica, niente di definitivo.

Altro dettaglio da tenere presente: le soglie non saranno uguali per tutte le funzioni. Potranno variare in base alla complessità della richiesta, al carico sui sistemi in quel momento e ad altri fattori che l’azienda non elenca nel dettaglio. Chiedere una piccola correzione su una foto e chiedere un’elaborazione articolata a Siri non pesano allo stesso modo, e la differenza si riflette su quanto velocemente si arriva al tetto massimo.

La questione dei token dietro le parole di Apple

Chi conosce anche solo un po’ il funzionamento di questi sistemi avrà riconosciuto subito il concetto che si nasconde dietro il linguaggio prudente del documento. Apple sta parlando di token, senza mai nominarli, e i token sono più o meno la valuta universale dell’intelligenza artificiale generativa. Semplificando all’osso: più un’operazione è complessa, più token consuma, e ogni token corrisponde a una quota di potenza di calcolo e di energia realmente utilizzate.

Da qui si capisce anche il perché di questa svolta. Far girare modelli avanzati sui propri server ha un costo concreto, che cresce insieme al numero di richieste e alla loro pesantezza. Fissare delle soglie serve a tenere sotto controllo quel costo, e offrire un livello a pagamento serve a far pagare chi consuma di più. È una logica già vista altrove nel settore, applicata ora anche alle funzioni cloud degli iPhone e degli altri dispositivi compatibili.

Resta il fatto che l’elaborazione locale continuerà a funzionare secondo regole diverse, dato che il documento riguarda in modo specifico le richieste che escono dal dispositivo e finiscono sui sistemi dell’azienda. Le funzioni più semplici, quelle che il chip riesce a gestire senza aiuti esterni, non rientrano nel discorso soglie.

Per ora quindi si sa il quadro generale ma non i dettagli operativi, e quei dettagli faranno la differenza nell’uso quotidiano. Apple ha aggiornato il documento di supporto proprio per preparare il terreno, indicando la direzione presa senza ancora fissare i paletti numerici.

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