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Il futuro di Don’t Nod si gioca nel giro di poche settimane, perché stando agli ultimi rapporti finanziari lo studio francese potrebbe non essere in grado di proseguire l’attività oltre la fine di gennaio 2027. Una prospettiva pesantissima per la casa che ha firmato Life is Strange, Vampyr e Banishers: Ghosts of New Eden, e che adesso si trova a rincorrere un finanziatore con il cronometro che scorre. I numeri raccontano una discesa rapida. La liquidità lorda della società è passata da circa 16 milioni di euro disponibili alla fine del 2025 a poco più di 10 milioni alla fine di giugno 2026, per poi scivolare intorno agli 8 milioni alla fine di luglio. I ricavi operativi hanno seguito lo stesso percorso, senza inversioni di tendenza. Tradotto in termini pratici, la cassa si sta svuotando più in fretta di quanto entrino soldi nuovi.
Progetti fermi e finanziamenti mai arrivati
Il nodo vero riguarda i giochi in lavorazione. Don’t Nod ha spiegato che né Aphelion, avventura fantascientifica su cui il team puntava parecchio, né un progetto ancora non annunciato e identificato internamente con il nome in codice P14 hanno soddisfatto i criteri necessari per ottenere finanziamenti. Qualche manifestazione di interesse c’è stata, questo va detto, ma nessuna si è trasformata in un accordo capace di coprire i costi di sviluppo.
Nel frattempo lo studio ha ammesso senza giri di parole che Banishers: Ghosts of New Eden e Jusant sono stati due insuccessi commerciali. Due titoli accolti con rispetto dalla critica, eppure incapaci di generare i volumi di vendita necessari a sostenere una struttura che negli anni era cresciuta parecchio.
Le vendite sono scese a circa 3,5 milioni di euro, mentre i ricavi legati alle attività di sviluppo sono saliti attorno ai 2,6 milioni. Gran parte di questa seconda voce arriva da un progetto importante che il team sta portando avanti insieme a Netflix, una delle poche fonti di ossigeno rimaste in bilancio. Non basta, però, a coprire il buco: la perdita operativa EBITDA si è allargata fino a circa 4,3 milioni di euro, più del doppio rispetto ai 2 milioni registrati nello stesso periodo del 2025.
Il piano di ristrutturazione e i novanta posti a rischio
Davanti a questo quadro la società ha messo a punto un nuovo piano di ristrutturazione, approvato lo scorso 4 settembre, che potrebbe portare al licenziamento di novanta persone. Una cifra enorme per uno studio delle dimensioni di quello parigino, e la conferma che la fase di taglio non riguarda più soltanto le spese accessorie ma il cuore produttivo dell’azienda.
Il CEO Oskar Guilbert non ha provato ad addolcire la pillola. “I risultati confermano le grandi difficoltà che il nostro settore sta affrontando”, ha dichiarato. “Le misure attualmente allo studio sono difficili. Comprendiamo pienamente ciò che potrebbero significare per i dipendenti coinvolti e ci stiamo assicurando che vengano predisposte le necessarie misure di supporto.” Parole che fotografano bene il momento: da una parte una società che prova a restare in piedi, dall’altra un mercato dei videogiochi in cui trovare capitali per progetti a budget medio è diventato un’impresa. Don’t Nod aveva costruito la propria identità proprio su quel tipo di produzione, narrativa, autoriale, lontana dai blockbuster ma anche dai giochi minuscoli. Una collocazione che oggi risulta scomoda. La finestra utile, allo stato attuale, si chiude con gennaio. Senza un investitore disposto a entrare o un accordo di publishing che copra almeno uno dei due progetti in cantiere, lo studio francese non avrebbe le risorse per garantire la continuità operativa oltre quella data.








