RansomwareLa lotta alla pandemia non si sta palesando solo da un punto di vista sanitario, infatti anche sul livello informatico pare che le cose non stiano andando per il verso giusto. Infatti, si stanno denotando diverse attività di ransomware alle organizzazioni sanitarie. Gli stessi hacker che inizialmente avevano annunciato che non avrebbero attaccato le organizzazioni sanitarie principali per la lotta alla pandemia non hanno in realtà mantenuto la parola. Pare che solamente nel corso del 2020, ben 18 gruppi hanno infettato 104 strutture sanitarie.

 

Ransomware: l’impatto devastante sul sistema sanitario

Come ben sappiamo, attacchi di questo tipo possono avere effetti molto negativi sull’azienda legati a vari campi, ad esempio la reputazione con la conseguente perdita di clienti e di produttività e molto altro.

Tuttavia, se si parla di sanità il tutto ha una valenza sicuramente più importante, poiché si parla della vita delle persone. Perdere informazioni e non poter accedere subito alle cartelle cliniche dei pazienti potrebbe portare dei danni non di poco conto sulla salute dei pazienti stessi.

Questi attacchi alle rete sanitarie spesso vanno a mirare le cartelle cliniche, gli appuntamenti programmati e altri sistemi critici. Questo non consente agli operatori sanitari di svolgere attività di routine molto importanti che servono per curare i pazienti.

Per questo motivo, ci sono molte strutture ospedaliere che sono ritornate alla gestione classica con “carta e penna” al fine di evitare queste situazioni spiacevoli. Un esempio lampante di ciò che stiamo dicendo è l’attacco ransomware WannaCry che è avvenuto nel 2017, il quale è andato a causare la cancellazioni di quasi 20mila appuntamenti. Ciò ha causato molti problemi ai pazienti e anche al sistema sanitario inglese stesso, il quale provocò una perdita di ben 116,4 milioni di sterline.