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Con il Covid-19 assistenza sanitaria e telemedicina sono al primo posto. A conferma i 7 miliardi in arrivo dal Recovery plan per la medicina. Una delle cose principali che si è capito riguarda proprio l’importanza di agire subito individuando nella casa il primo luogo dove iniziare le cure mediche. Questo sancisce un cambio epocale dove la sanità inverte le priorità e modifica la sua visione in merito all’ospedale come luogo di primo soccorso. Scopriamo insieme tutti i dettagli.

 

L’assistenza sanitaria inizia con la telemedicina a casa del paziente

Sembra quindi che, secondo quanto riportato in un articolo pubblicato su Alleati per la Salute, la priorità dei 7 miliardi in arrivo dal Recovery plan sia garantire la cura a domicilio. In pratica l’assistenza sanitaria inizia con la telemedicina a casa del paziente.

A conferma di ciò infatti la prima voce del Recovery Plan: “Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale“. Un’innovazione che porta con sé un importante cambio di pensiero rispetto a quanto finora sostenuto dalla medicina e dalla sanità italiana.

Questo è il risultato di quanto sperimentato durante la pandemia. Inoltre si tratta anche di una risposta necessaria all’aumento dei pazienti con malattie croniche che ad oggi rappresentano il 40% della popolazione italiana.

Nell’autorevole articolo, proprio in merito all’assistenza sanitaria domiciliare, si legge: “Il Servizio sanitario nazionale (Ssn) è infatti particolarmente in difficoltà nel seguire i pazienti fuori dall’ospedale, a causa certamente di problemi di organico ma anche da questioni organizzative. La sanità del futuro infatti, grazie alla tecnologia, prevede che, attraverso una rete integrata, l’ospedale diventi luogo di cura per condizioni acute, mentre la presa in carico del paziente come monitoraggio e follow-up sia effettuata nel territorio“.

 

Quali sono i prossimi obbiettivi per sviluppare la sanità territoriale a domicilio

Qual è uno dei principali obbiettivi del Recovery plan in merito all’assistenza sanitaria territoriale a domicilio? La presa in carico del 10% della popolazione con un’età superiore ai 65 anni.

Inoltre, proprio il Recovery plan ha indicato che il fine è quello di raggiungere “la piena autonomia e indipendenza della persona anziana/disabile presso la propria abitazione, riducendo il rischio di ricoveri inappropriati“.

Intanto restiamo concentrati sui vaccini che proteggono dal Covid-19 e grazie ai quali stiamo piano piano trovando respiro da questa pandemia. Bene però che la sanità e la medicina si muovano verso un’assistenza sanitaria domiciliare a supporto di chi oggi potrebbe essere indipendente, ma per diverse ragioni non lo è.

FONTEAlleati per la Salute