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La carenza di chip globale sta ridisegnando l’economia globale per quanto riguarda i microchip, i semiconduttori, tanto che le colossi che lavorano in questo mercato hanno iniziato a ipotizzare cambiamenti importanti. Si sta parlando anche di costruire nuovi poli industriali e proprio in tal senso Intel sembra intenzionata a fare qualcosa in Europa.

Il CEO stesso di Intel ha affermato che la società sta cercando di arrivare a 8 miliardi di euro di sussidi pubblici per la creazione di un impianto all’avanguardia in Europa. Il polo industriale servirà per la creazione di chip avanzati e non quelli semplici il che farebbe rendere l’UE ancora più competitiva sonno questo punto di vista.

 

Intel e gli altri produttori di chip

Intel non è l’unico colosso intenzionato a puntare forte sull’Europa in tal senso. Si è già parlato infatti di TSMC di come stia pensando a investire da qualche parte nel vecchio continente, ma soprattutto Samsung. Il nome della compagnia sudcoreana è comparso più volte in rapporti del genere e l’ultimo in ordine cronologico parla di un acquisto di una compagnia olandese per una cifra astronomica.

L’Europa potrebbe avvantaggiarsi molto nel tentativo delle grandi compagnie spinte soprattutto dal governo statunitense di lasciare indietro la Cina per questo genere di prodotti. Lo abbiamo visto anche in Italia dove il governo Draghi ha impedito l’acquisizione di un produttore di chip da parte proprio del paese asiatico. Attualmente la percentuale di chip prodotti da noi è molto bassa, ma con questi investimenti si può salire facilmente. Il piano di Intel farebbe sicuramente bene all’economia europea.

La dichiarazione ufficiale di Intel: “Riguardo agli incentivi dell’UE per i semiconduttori, Intel non ha richiesto una cifra specifica. Il nostro CEO ha affermato che i leader europei devono effettuare gli investimenti necessari per garantirsi un settore dei semiconduttori vibrante, creare una fornitura resiliente ed espandere l’innovazione nel lungo termine. Attualmente, aprire una fabbrica di chip in Europa o negli Stati Uniti può essere più costoso del 20-40% rispetto a farlo nei Paesi asiatici. Noi stiamo guardando all’Europa e agli Stati Uniti per contribuire a equilibrare geograficamente la fornitura mondiale di prodotti in silicio e la risposta che abbiamo ricevuto dai leader dei governi è incoraggiante.”