inquinamento luminoso

L’inquinamento luminoso, fondamentalmente, è un’alterazione spesso nociva dei naturali e normalmente bassi livelli di luce che sarebbero presenti nell’ambiente notturno, in assenza di luminarie artificiali. Per chi si occupa di astronomia sicuramente l’inquinamento luminoso rappresenta uno degli incubi peggiori. In particolare, sembra che nessun posto sulla Terra sia immune da questa forma di inquinamento per cui, osservare il cielo senza essere disturbati dalla luce artificiale è diventato pressoché impossibile.

A dimostrarlo è un nuovo studio pubblicato sulle pagine della autorevole rivista scientifica Royal Astronomical Society. Lo studio in questione riporta la firma di un team di ricercatori dell’Università di Santiago de Compostela che ha collaborato anche con colleghi americani e sloveni. Nel loro lavoro, nello specifico, gli scienziati hanno dimostrato l’esistenza di un’altra forma di inquinamento luminoso che finora non era stato preso in considerazione, se non parzialmente. Si tratta di un inquinamento luminoso così diffuso che non esiste più un luogo sulla Terra dal quale sia possibile ammirare il cielo senza essere disturbati dai satelliti artificiali o dai rifiuti che sono stati lasciati galleggiare nello spazio.

Questo inquinamento luminoso nuovo comprende non solo la presenza dei satelliti artificiali, ma anche dei corpi non visibili come, ad esempio, satelliti più piccoli che sono anch’essi in grado di produrre luce inquinando il cielo e anche i rifiuti spaziali che orbitano intorno al nostro Pianeta. Tali sostanze, infatti, singolarmente non sono visibili ma possono produrre luce raccogliendo quella del Sole, riflettendola e disperdendola poi nell’atmosfera. L’effetto cumulativo di tutti questi oggetti che orbitano intorno alla Terra farebbe aumentare, di fatto, l’inquinamento luminoso di circa il 10% anche nei luoghi più bui del pianeta. Dunque, se non ci è più possibile oggi osservare il cielo “al naturale” è solo colpa di tutto quello che, in questi anni, abbiamo lanciato in orbita.

FONTERoyal Astronomical Society