ChernobylChernobyl fa ancora paura nonostante siano già passati 34 anni da quel catastrofico e tragico evento. La centrale nucleare dislocata al confine tra Ucraina a Bielorussia è stata l’epicentro del peggiore disastro nucleare mondiale della storia. Dal reattore 4 – successivamente isolato grazie al cemento – si è dipanata una nube di radiazioni che ha modificato l’ecosistema per diverse migliaia di chilometri spingendosi fino al centro Europa.

Benché diversi fatti siano stati sminuiti e taciuti parte della verità e delle responsabilità sull’evento sono venute a galla. Il bacino di contenimento è servito ad evitare un disastro di proporzioni epiche. Ma sembra che gran parte del merito sia da attribuire ad uno strano fungo che in questi anni ci ha tenuti lontani dal contagio.

I massimi esperti dell’Università di Stanford hanno scoperto gli effetti benefici di questo componente in grado di auto-rigenerarsi nel giro di pochi minuti e correggere il tiro delle emissioni dannose grazie ad un naturale sistema di contrasto. Ciò che è stato pubblicato di recente sul New Scientis è davvero incredibile e getta le basi per una futura vivibilità su Marte secondo quanto confermato dagli addetti ai lavori. Scopriamo i dettagli.

 

Grazie al fungo di Chernobyl siamo al sicuro e potremo spostarci su Marte

Nils Averesch dell’università di Stanford ha spiegato:

“Ciò che rende fantastico il fungo è che hai solo bisogno di pochi grammi per iniziare

“È già stato in grado di assorbire i dannosi raggi cosmici sulla Stazione Spaziale Internazionale e potrebbe essere potenzialmente utilizzato per proteggere le future colonie di Marte”.

Una argomentazione che ribalta le sorti del mondo specificando che appena 21 centimetri di questo fungo potrebbero essere sufficienti ad assorbire le radiazioni che si sviluppano in un intero anno sul Pianeta Rosso. Tanto è vero che al momento lo staff della ISS (Stazione Spaziale Internazionale) sta valutando l’azione di tali componenti biologiche.

All’interno delle prestigiose pagine del Scientific American è possibile leggere:

“Il fungo consentirebbe ai malati di cancro sottoposti a radioterapia, ingegneri e piloti di compagnie aree di operare senza il timore di assorbire una mortale dose di raggi”.

Clay Wang dell’Università della California del Sud ha concluso dicendo:

“I progressi nell’uso dei poteri dei funghi per scopi medicinali sono stati graduali, ma sono stati potenziati negli ultimi anni da uno studio in corso che ne ha visto inviare campioni nello spazio. Coltivandolo nella Stazione Spaziale Internazionale, dove il livello di radiazione è aumentato rispetto a quello sulla Terra”.