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Tempi duri per i negozi d’abbigliamento. Il lockdown causato dal Covid-19 ha provocato dei rallentamenti generali coinvolgendo anche il settore moda. Difatti durante la quarantena moltissimi capi (firmati e non) sono rimasti invenduti nei magazzini. Ad oggi, 20 maggio, sono sorte diverse domande: una tra queste riguarda la pulizia dei camerini e dei capi ad ogni prova. 

La pandemia, costringendo il mondo a rimanere in casa, ha portato la popolazione al crollo economico. Pertanto sono stati pochi coloro che hanno fatto acquisti folli in questo periodo. La possibilità di fare shopping è diminuita notevolmente, ciononostante l’Italia non si arrende alla voglia di farsi ancora dei regali. Per questa ragione essa tenta la ripresa attraverso il fashion renting, un trend nato oltreoceano. Stiamo parlando del noleggio, e potrà definirsi la soluzione ad ogni problema.

Negozi di abbigliamento: il destino della moda nelle mani dell’eCommerce

“Il costo degli abiti sarà più importante in relazione al generale impoverimento previsto, ma emergerà soprattutto una diversa domanda di abbigliamento che risponderà più al confort che al desiderio di ostentazione di marche o abiti. La prima preoccupazione sarà quella economica, la seconda riguarderà la sicurezza. Per questo nel clima attuale non desideriamo andare per negozi a provare vestiti che per definizione possono essere stati indossati da molte persone” afferma Maura Franchi, docente di Sociologia dei consumi all’Università di Parma.

La prof.ssa Chiara Mauri, SDA Fellow di Marketing and Sales presso la SDA Bocconi School of Management tratta il peso delle vendite online sugli acquisti in negozio: “L’e-commerce, già in ascesa del 19% medio annuo in Italia dal 2015 al 2020, ha fatto un ulteriore balzo in avanti. In una situazione di vendite al dettaglio tendenzialmente stabili (+1,1% medio annuo negli stessi anni), i negozi fisici stavano già perdendo terreno”.