fallimento banche

Alla luca degli ultimi eventi riguardanti il fallimento di alcune banche, vi siete mai chiesti che fine fanno i risparmi depositati sui conti correnti? Un interrogativo più che legittimo che in questo periodo di quarantena e blocco del lavoro non può che generare ulteriore ansia.

Fortunatamente un istituto di credito che porta i libri contabili in tribunale è un evento raro, e spesso è lo Stato che mette in campo strategie di tutela del patrimonio attraverso prestiti per evitare la banca fallisca. Quindi se il fallimento di una banca avviene, se pur con modalità diverse rispetto alla semplice azienda, c’è solo un caso in cui i soldi dei correntisti vengono toccati. Vediamo di seguito.

Fallimento Banche: ecco cosa succede ai nostri soldi

Quando una banca ha in corso una procedura di fallimento, l’autorità amministrativa nomina un commissario liquidatore che deve tutelare gli interessi dei correntisti attraverso la liquidazione di tutti gli asset di valore dell’istituto. Ma prima ancora di aver dichiarato banca rotta, di solito l’istituto realizza alcuni tentativi di salvataggio con delle eventuali fusioni con altri istituti o cessioni a terzi.

Successivamente se il buco finanziario non è coperto si passa alla procedura detta bail-in, come disciplinato dall’Unione Europea. In questa situazione il peso maggiore delle perdite graverebbe sui soci della banca e a scalare sugli investitori, titolari di azioni e obbligazioni.

L’unico momento in cui sono interessati i piccoli risparmiatori è quando tutte le altre strategie non hanno colmato il buco finanziario, ma non tutti i conti correnti verrebbero coinvolti nel recupero credito, solo quelli con deposito maggiore ai 100 mila euro. Si parla di un prelievo forzoso di un massimo dell’8% del totale.