Tim, Vodafone e Wind: i costi aggiunti che non piacciono agli utentiI costi aggiunti sono quelle spese che ricadono sul credito telefonico dovute non al costo della propria offerta ricaricabile, ma ad altri servizi – quelli cosiddetti “a contenuto” o “a valore aggiunto” e –  come avviso di ricezione messaggio, utilizzo della segreteria telefonica e servizio “ti ho cercato” .

Tim, col proprio piano tariffario Tim Base New, prevede un costo di 1.50 €/chiamata per l’ascolto della propria segreteria telefonica, mentre il servizio “Ti ho cercato Tim” (quello che comunica via sms le chiamate perse) ha un costo di 1.90 €/mese.

Tre Italia, invece, ha una diversa tariffa riguardo i servizi di segreteria e di avviso chiamata persa : il primo ha un corrispettivo a chiamata di 26 centesimi, mentre il secondo prevede un costo mensile di 1.50 €.

Wind stabilisce un costo di 0.12 € al minuto per l’ascolto della segreteria telefonica ed un costo a settimana di  0.19 € per il servizio “Ti ho cercato”, qualificandosi quindi come la più economica in questa speciale classifica dei costi nascosti.

Vodafone è, dal punto di vista dei costi aggiunti, la più cara: il costo di ascolto della segreteria è di 1.50 €/giorno, mentre quello di avviso chiamata persa è di 12 centesimi al giorno. Inoltre, Vodafone prevede pagamenti extra anche per la chiamata al numero 414 al fine di conoscere il proprio credito residuo – il costo è variabile in base al proprio piano tariffario; il servizio Rete Sicura, infine, ha un costo di 1 € al mese a fronte di una navigazione protetta contro malware e virus sul proprio smartphone con offerta Vodafone.

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I costi aggiunti possono comunque essere facilmente aggirati, ricorrendo alle App per smartphone del proprio operatore, che consentono di usufruire degli stessi servizi ma in maniera completamente gratuita; oppure è possibile recarsi in un centro assistenza della compagnia telefonica per richiedere l’eliminazione di tali servizi, che sono infatti facoltativi. Inoltre, le compagnie telefoniche sono ritornate ad un mese fiscale composto da 30 giorni, non più da 4 settimane (il cosiddetto mese solare), a seguito di una legge promulgata a fine 2017; in tal modo non ci saranno più 13 rinnovi l’anno, ma si tornerà ai classici 12.