marte dune

Qualche giorno fa ci eravamo lasciati con le immagini del rover della Nasa Curiosity che avevano ritratto dei topi su Marte. Ma si sa, quando si parla del pianeta rosso, le informazioni vanno sempre prese con le pinze. Ad ogni modo, quando è proprio l’agenzia spaziale americana ad esporsi con altre suggestive immagini, qualche domanda c’è da porsela. Anche relativamente al fatto che sulla superficie marziana potrebbe trovarsi anche della vegetazione.

Foreste, boschi o, più semplicemente, del bush. Ad essere messe sotto osservazione, questa volta, sono delle dune di sabbia. Nello specifico, si tratta delle Bagnold Dunes, localizzate a nord-ovest del torreggiante Mount Sharp. Sotto analisi, dunque, nuovamente alcuni scatti inviati sulla Terra dall’operativo rover americano.

Tali dune sono di una rilevanza sostanziale. Tanto da meritare un approfondito studio da parte di Curiosity. Si tratta di una duna grande come un campo da calcio e alta come un edificio di due piani. Questa sarebbe formata da altre dune più piccole attive. Ossia, da quanto mostrano le osservazioni dell’orbiter Mars, alcune di queste si “muoverebbero” di un metro all’anno.

Abbiamo pianificato indagini che non solo ci raccontano della moderna attività della duna su Marte, ma aiuteranno anche ad interpretare la composizione degli strati di arenaria alla sua base, trasformati in roccia molto tempo fa“, afferma Bethany Ehlmann del California Institute of Technology e scienziata presso il Jet Propulsion Laboratory della Nasa.

Così, mentre il rover visita queste depressioni sabbiose del passato, ci si interroga anche sulle “macchie” verdastre che compaiono nelle immagini. Certo, se dovesse essere confermata la presenza di vegetazione marziana, allora non ci sarebbe più alcun dubbio riguardo la presenza di acqua e di vita sul pianeta rosso. Ed è per questo motivo che Curiosity avrà il compito di prelevare alcuni campioni per analizzare le differenze tra la superficie e il sottosuolo. “Queste dune hanno una struttura diversa dalle dune sulla Terra“, spiega Nathan Bridges, del Johns Hopkins University’s Applied Physics Laboratory in Laurel, Maryland. “Le loro increspature sono molto più estese di quelle sulla sommità delle dune sulla Terra e non sappiamo perché. Possediamo modelli in base ai quali la pressione d’aria è inferiore. Ci vuole una velocità del vento superiore affinché una particella si muova. Ma questa per noi è la prima occasione per eseguire osservazioni dettagliate“.

pia-19929-a

Non ci resta che attendere, dunque. Le analisi di Curiosity non tarderanno a giungere. Nel frattempo, osservando le immagini, non si può non restare affascinati dall’incredibile somiglianza alle distese di alberi terrestri.