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Google presenta la nuova politica di advertising

Google ha presentato nella giornata di ieri a New York due nuovi servizi dedicati all’advertising, tra cui uno che utilizzerà direttamente gli account Gmail dei vari utenti per scopi pubblicitari. Il colosso di Mountain View emula in questo modo un altro big dell’industria, Facebook.

Un’azienda come Google, si sa, trae la maggior percentuale del profitto dalle pubblicità. Nella giornata di ieri a New York, durante l’Advertising Week, il colosso di Mountain View ha presentato ufficialmente due nuovi servizi di advertising che andranno ad aggiungersi a quelli già utilizzati dall’azienda. Il primo, conosciuto con il nome di Customer Match, utilizzerà gli account Gmail degli utenti che saranno “dati in custodia” ai vari inserzionisti al solo scopo di inviare pubblicità mirate ad ogni singolo consumatore.

Funzionando in maniera molto simile al metodo già utilizzato da FacebookCustomer Match renderà disponibili agli inserzionisti gli account Gmail degli utenti che l’hanno esplicitamente dichiarato – in un modo sicuro e attento alla privacy, a detta di Google – così che si possa tener traccia delle attività e degli interessi dei singoli utenti e rimandare in tutta risposta pubblicità mirate che possano interessare quella singola persona. In questo modo sarà anche possibile registrare utenti con gli stessi gusti e interessi per far sì che le varie aziende pubblicitarie possano raggiungere un maggior numero di persone con i loro prodotti.

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Il secondo servizio di advertising presentato da Google a New York è chiamato invece Universal App Campaigns, ed ha il solo scopo di promuovere nuove applicazioni direttamente attraverso i canali multimediali di Google stessa. In questo modo gli utenti durante l’utilizzo del motore di ricerca, di YouTube o di qualunque altro servizio collegato direttamente a Mountain View riceveranno avvisi (si spera poco invasivi) che promuovono nuove applicazioni da provare sui propri dispositivi.

Anche questo sistema è molto simile a quello utilizzato da Facebook, le cui pagine sono piene di banner pubblicitari che ci invitano a provare quella o quell’altra applicazione. Questi due nuovi servizi porteranno sicuramente molti introiti a Google e agli inserzionisti, ma si spera che non diventino troppo invasivi e che non andranno a rovinare l’esperienza di tutti gli utenti, che dovrebbe essere la preoccupazione principale di aziende di questo calibro.