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UberPop è stata bloccata dal Tribunale di Milano, ma di certo la vicenda non volge al termine, anzi è viva vegeta e pronta a rimontare in sella o meglio in auto soprattutto dopo l’apertura dell’autorità dei trasporti.

Dopo la sentenza del Tribunale di Milano che di fatto ha dato pienamente ragione ai tassisti e quindi bloccato il servizio offerto da Uber la vicenda prosegue non solo in attesa del ricorso da parte della società statunitense, ma ha trovato nuova linfa nel rapporto che l’Autorità dei trasporti ha inviato a Governo e Parlamento in cui si chiede un adeguamento dei trasporti non di linea.

L’Authority chiede la modifica della legge del 1992 per adattarsi alle nuove esigenze di trasporto di chi si sposta in città. Legge su cui si è basato il Tribunale di Milano, attraverso il giudice Claudio Marangoni, che il 26 maggio scorso ha bloccato Uber in tutta Italia per concorrenza sleale.

Il giudice ha emesso una sentenza secondo le norme di legge vigenti, ma l’avanzata della tecnologia non verrà di certo fermata da una sentenza e saranno le leggi a doversi modificare per adeguarsi al cambiamento, ovviamente quando le motivazioni saranno valide. Sembra proprio il caso del car sharing a cui si rifà Uber con il suo servizio, non è il solo, e a cui fa riferimento l’Autorità dei Trasporti nel suo documento.

L’Autorità, però, non dimentica i tassisti e anche per loro dovrebbero arrivare novità come quella di non dover per forza tornare in rimessa per poi poter prendere una nuova corsa, poter applicare sconti e acquisire corse anche da fonti diverse come ad esempio da altri attori del settore come Uber.

Probabilmente i tassisti dovrebbero iniziare a dialogare con Uber per trovare una soluzione comune che soddisfi tutti invece di aggredire e manifestare contro chi in realtà svolge solo un lavoro saltuario, uno dei capisaldi del servizio offerto da UberPop. Insomma concertazione per la regolamentazione, discutere in modo costruttivo porta vantaggi per tutti.