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Google ed Apple si affronteranno anche nel 2015 per il dominio del mercato degli smartphone, ma siamo sicuri che si tratti di una guerra vera e propria? Google ed Apple occupano, insieme, quasi la totalità del mercato degli smartphone con piccole percentuali occupate dai dispositivi di casa Microsoft.

Google-Apple: capire la guerra degli smartphone.

Google Apple

Apple copre tra il 10 e il 15% del mercato degli smartphone con Android che super l’80%, leggendo solo i numeri si direbbe che i giochi sono fatti e che Google surclassa Apple nelle vendite degli smartphone, ma dobbiamo analizzare la situazione in modo più approfondito e non leggere solo i meri numeri in modo superficiale.

La prima cosa da considerare è che il mercato Android non è totale appannaggio di Google che con i “suoi” Nexus occupa una quota di mercato decisamente più bassa dell’85% a cui partecipano tantissime aziende, grandi e piccole, che utilizzano il sistema operativo di Mountain View.

Apple, invece, realizza uno iPhone all’anno, tranne a settembre 2014 con il grande cambiamento della presentazione di due modelli. I nuovi iPhone 6 e iPhone 6 Plus “sono diventati gli iPhone venduti più velocemente nella storia” si è vantato alla fine di ottobre il CEO di Apple Tim Cook.

È importante capire che Apple e Google non sono concorrenti diretti nel mercato degli smartphone. Google non fa telefoni, nonostante sia stata brevemente proprietaria di Motorola, concede in licenza un sistema operativo mobile a costo zero – Android – e produce applicazioni, per tale sistema e per Apple. Ricava guadagni da Android e dalle applicazioni, come dalla ricerca, raccogliendo dati utente e dalla vendita di pubblicità utilizzando tali dati.

Al contrario, il sistema operativo mobile di Apple, iOS, è solo una componente dei propri prodotti hardware. Non viene venduto o concesso in licenza. Le applicazioni fatte in casa da Apple non sono disponibili per altre piattaforme mobili. Invece, trae i suoi guadagni dagli iPhone, che sono una combinazione dei suoi servizi hardware, software e cloud.

Tale differenza di modelli di business è la ragione per cui, per esempio, Google fa delle mappe migliori di Apple, ma Apple, ad esempio, è in grado di raccogliere più fiducia da banche e commercianti per il nuovo Apple Pay.

I veri concorrenti di Apple sono i produttori di telefoni Android, principalmente Samsung, che è l’unico che è riuscito ad avere un maggiore e duraturo successo globale.

Ovviamente, senza Google e Android, Samsung e gli altri produttori di telefoni Android non sarebbero probabilmente dei concorrenti tanto agguerriti. Così la quota di mercato dominante di Android non è affatto irrilevante, solo che non è definitiva come può sembrare, in quanto è frammentato fra tanti produttori di hardware. E bisogna anche considerare che molti di questi produttori di hardware, se non la maggior parte, non sono visti da Apple come seri concorrenti.

Altra considerazione va fatta sulla fascia di mercato a cui si rivolgono i due competitors, Apple sceglie di giocare solo nella fascia alta del mercato degli smartphone, Android copre ogni fascia di mercato, da quelli economici a quelli premium. Alcuni credono che questo finirà per essere la sua rovina, ma, per ora, significa che Apple ha una enorme e sproporzionata quantità di profitti nel mercato degli smartphone a livello mondiale.

Google ed Apple quindi si rivolgono a differenti tipi di utenti ma entrambe le società, e le loro piattaforme, affrontano un’incombente minaccia.

I pericoli per Apple.

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Per Apple la piccola quota di mercato potrebbe rivelarsi il vero problema da affrontare perché gli sviluppatori potrebbero perdere interesse nello sviluppare app per un sistema che ha un numero sempre minore di utenti a favore di uno, quello Android, che invece ha accesso ad un numero di utenti superiore di otto volte quello di iOS.

Questa non è solo un’ipotesi in quanto è già avvenuto negli anni ’90 con i Macintosh anche se, sembra superfluo dirlo, i dirigenti di Apple faranno attenzione affinché questo non accada, vedi l’aumento di display (tabù per Jobs) e la realizzazione di un phablet per invadere il mercato asiatico e cinese in particolare.

I dirigenti di Apple respingono con forza il concetto che grandi numeri vogliano dire grandi profitti e che non puntano ad essere leader nel mercato degli smartphone. Il product manager di iPhone Greg Joswiak ha detto: “…forse è ingenuo, ma noi crediamo che, se facciamo un prodotto migliore e con una migliore esperienza, ci sarà sempre un mercato sano. E un mercato sano non significa essere leader delle quote di mercato. “

Concetto giusto che si incunea alla perfezione nella politica di Apple di trarre il massimo profitto con il minimo sforzo produttivo con un hardaware che ogni anno rimane uguale a se stesso e con qualche novità per abbagliare i propri utenti/acquirenti che vedono in ogni minima novità (già presente da anni su altre piattaforme) come qualcosa di unico. Anche eliminare la versione da 32GB dell’iPhone 6 si lega perfettamente a tale concezione.

I pericoli per Google.

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I problemi di Google sono differenti e possono annidarsi nelle problematiche che ha dovuto affrontare Samsung negli ultimi mesi del 2014 anche se come detto in precedenza Android non è solo Samsung ma è frammentato, da questo punto di vista la frammentazione è positiva, e di certo non ci sono attualmente produttori a livello globale in grado di competere con la casa coreana, ma è anche vero che Google può contare su una folta schiera di produttori cinesi arrembanti e su progetti come Android One in grado di raggiungere le zone più povere del pianeta e che corrispondono anche al maggior numero di utenza a livello globale.

Considerazioni.

I concetti espressi dai dirigenti di Apple sono veri nell’ambito dell’ottica di trarre il massimo profitto dagli utenti premium, ma è altrettanto vero che un’azienda che non si pone l’obiettivo di essere leader nel proprio settore è destinata a fallire oppure mente sapendo di mentire e di non poter competere contro una pletora di concorrenti agguerriti.

Da questo punto di vista gli obiettivi e il modello di business che sono alla base della politica di Google sono più “onesti” e lungimiranti non orientandosi su un’unica direzione. Ancora una volta l’apertura, che sia di sistema o mentale, aiuta ed è appannaggio dell’azienda di Mountain View.

Di certo le aziende non sono opere di carità e in ultima analisi il profitto è ciò che ricercano e ciò che le tiene in piedi per cui nessuno si illude che possano fare regali ai propri utenti, ma proprio per questo ciò che affermano in Apple è a dir poco senza senso e volto ancora una volta a sviare i propri utenti convincendoli che ciò che fanno sia sempre “diverso e unico”, forse unica nota positiva è che sanno a chi affidare il proprio marketing.

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