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Con iPhone 18 Pro Max Apple ha risolto un problema che sembrava puramente burocratico e invece pesava eccome sulla progettazione: come infilare una batteria enorme dentro un telefono senza far scattare le regole internazionali sul trasporto delle merci pericolose. La risposta è arrivata dal software, non dall’hardware, ed è una di quelle trovate che rischiano di cambiare le abitudini dell’intero settore. Il modello venduto in Italia, quello con una nano SIM fisica affiancata alle eSIM, monta una batteria da 5.391 mAh, poco più di 21 Wh, un salto notevole rispetto alla generazione precedente.
Il punto è che superare i 20 Wh con una cella singola significa finire in una categoria di spedizione ben più complicata, con imballaggi specifici e procedure dedicate. Fino a oggi i grandi produttori Android hanno aggirato l’ostacolo passando all’architettura a doppia cella, scelta quasi obbligata visto che ormai si vedono in giro telefoni con 7.000 mAh e oltre, in qualche caso perfino 10.000 mAh. Cupertino invece ha preso un’altra strada.
La mossa di Apple sulla batteria di iPhone 18 Pro Max
Prima di tutto l’azienda ha fatto una cosa semplice e furba: ha chiesto. Le domande sono finite sul tavolo della PHMSA, l’agenzia del Dipartimento dei Trasporti statunitense che si occupa di materiali pericolosi. In un parere ufficiale del 26 giugno 2025 l’ente ha messo nero su bianco che se il firmware del produttore limita la capacità nominale sotto i 20 Wh, allora la batteria può essere considerata a tutti gli effetti “piccola” ai fini del trasporto.
Da lì in poi la strada era spianata. Apple ha potuto conservare un design a cella singola, meno complicato da realizzare e più economico rispetto alle soluzioni a doppia cella, semplicemente tenendo la capacità iniziale bloccata via software attorno a 19,79 Wh. Quando il telefono arriva a casa dell’acquirente e viene attivato, il limite cade e la batteria torna quella vera, 5.391 mAh ovvero 21,063 Wh, con 62 ore di autonomia dichiarate nel ciclo standard dell’Unione Europea.
La stessa Apple lo spiega in un documento di supporto, dove parla di una soluzione firmware innovativa che tiene la capacità sotto i 20 Wh dalla produzione fino al trasporto dalla fabbrica. All’attivazione il tetto sparisce e la carica completa diventa disponibile.
Cosa succede quando il telefono deve essere spedito
Qui arriva la parte che riguarda direttamente chi possiede il dispositivo. Il viaggio dalla fabbrica al negozio è coperto, ma cosa succede quando è l’utente a dover spedire iPhone 18 Pro Max, magari dopo una vendita, per una permuta o per mandarlo in assistenza? Tecnicamente quei 21 Wh e rotti tornano a essere un problema.
Per questo esiste Preparazione per la spedizione, una funzione riservata proprio a questo modello e raggiungibile da Impostazioni, Generali, Trasferisci o inizializza iPhone. In pratica scarica la batteria sotto i 20 Wh e impone un limite di ricarica all’80% per 14 giorni, così il telefono resta entro la soglia per tutta la durata del trasporto. La procedura si può annullare e il limite di ricarica si può reimpostare una volta finita la spedizione.
Apple precisa che la batteria è sicura, anche in aereo, e che questa preparazione serve solo a rispettare i requisiti di spedizione. Non va fatta quando si viaggia e non riguarda gli altri modelli di iPhone. Dopo aver seguito le istruzioni a schermo compare la scritta “iPhone è pronto alla spedizione”. Se qualcosa va storto, o se il display non è utilizzabile, l’unica strada è contattare il Supporto Apple.
Gli altri produttori guardano e prendono appunti
L’approvazione ottenuta da Cupertino ha un peso che va oltre un singolo telefono, perché stabilisce che la gestione via software è legale e sicura. Il che apre la porta a batterie a cella singola con capacità finalmente generose.
Difficile pensare che il mondo Android resti a guardare. Per i marchi cinesi, quelli che ci hanno abituato a numeri fuori scala, vuol dire poter risparmiare sui costi della doppia cella. Per chi finora è rimasto prudente, Samsung e Google in testa, potrebbe essere l’occasione per alzare l’asticella della capacità senza stravolgere la progettazione interna dei propri dispositivi.
Fonte: TecnoAndroid








