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Chiavetta USB lenta: perché rallenta e cosa c’entra il controller

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Capita a quasi tutti, prima o poi: la chiavetta USB che all’inizio copiava file in un lampo diventa lenta, sempre più lenta, fino al punto in cui trasferire una cartella pesante sembra un’operazione da fare con calma e un caffè a portata di mano. Non è una sensazione, è esattamente quello che succede. E la spiegazione ha poco a che vedere con l’usura in senso classico e molto con il modo in cui la memoria flash gestisce la scrittura dei dati. Ai tempi dei floppy da 1,44 MB il problema non esisteva nemmeno come concetto. Poi sono arrivate le prime chiavette da 64 MB, che già sembravano fantascienza, e la velocità non era una preoccupazione. Oggi, con tagli da decine o centinaia di gigabyte e porte USB capaci di spostare centinaia di megabyte al secondo, la questione pesa eccome.

Perché la memoria flash non riesce a sovrascrivere e basta

Su un vecchio hard disk meccanico, o su un floppy, i dati nuovi si scrivono sopra quelli vecchi e finisce lì. Nella memoria flash le cose funzionano diversamente. Le informazioni sono organizzate in blocchi, e anche per modificare una porzione minuscola di un blocco bisogna cancellarlo tutto e riscriverlo da capo. I dati che restano invariati devono essere parcheggiati temporaneamente da qualche parte, poi rimessi al loro posto.

Ecco perché una chiavetta appena comprata sembra fulminea: ha a disposizione una montagna di blocchi puliti e li usa tutti prima di doversi mettere a cancellare e riscrivere. Quando quella riserva si esaurisce, il rallentamento diventa evidente. Va detto che il problema riguarda solo la scrittura, non la lettura. Chi usa la chiavetta per guardare video o ascoltare musica non se ne accorgerà mai. Chi invece ci fa girare app portatili o backup incrementali sì, e prima si arriva al muro quanto più piccola è la chiavetta.

Il controller fa la differenza tra una chiavetta e un SSD

Chiavette e SSD usano la stessa tecnologia di base, cioè chip di memoria NAND. La differenza vera sta nel controller, il chip che gestisce le operazioni a basso livello. Il sistema operativo manda comandi e richieste, ma è il controller a eseguirli e a occuparsi della manutenzione ordinaria.

Gli SSD montano controller sofisticati, capaci di lavorare in anticipo per mantenere prestazioni e salute del disco. Su una chiavetta economica un controller del genere costerebbe più dell’intero prodotto, quindi si scende di categoria. Entrambi eseguono la cosiddetta garbage collection, cioè sfruttano i momenti di inattività per cancellare blocchi e compattare i dati, liberando spazio pulito. Solo che un SSD moderno lo fa più in fretta, con più intelligenza e sapendo quali dati conviene tenere vicini.

C’è poi il comando TRIM, che permette al sistema operativo di dire all’SSD quali blocchi si possono cancellare senza aspettare i tempi morti. Sulle chiavette comuni questa possibilità non esiste. Bisogna sperare che il dispositivo resti collegato, alimentato, e che il suo controller decida che è il momento buono per mettere ordine.

La soluzione scomoda: svuotare tutto

Lasciare la chiavetta inserita tutta la notte per far lavorare gli algoritmi di manutenzione non è un’idea sbagliata, ma richiede tempo. Molto più efficace fare periodicamente un backup del contenuto, formattare la chiavetta (di solito in exFAT) e poi ricopiare tutto dentro. Meglio la formattazione rapida: quella completa stressa inutilmente la memoria flash e non equivale comunque a una vera garbage collection.

Rimettere i file con una sola operazione di copia aiuta parecchio, perché il controller riduce la frammentazione e ricrea blocchi liberi, lasciando quelli inutilizzati pronti per una pulizia semplice. Resta un limite fisico che nessun trucco supera. A un certo punto la memoria flash si consuma, rallenta e smette di funzionare. Le chiavette nuove offrono tecnologia migliore, più resistenza e velocità superiori, quindi quando nessun intervento produce effetti la mossa giusta è cambiare chiavetta USB.

Fonte: TecnoAndroid

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