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FCC vuole scavalcare le regole locali sulla banda larga USA

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Città e contee di tutti gli Stati Uniti hanno alzato la voce contro il piano della FCC che punta a scavalcare le regole locali sulla posa delle reti di banda larga cablata, una proposta voluta dall’amministrazione Trump e che secondo i governi locali metterebbe a rischio la sicurezza pubblica. La commissione federale sulle comunicazioni ha raccolto commenti pubblici su un avviso di proposta normativa che intende annullare, di fatto, buona parte delle competenze di Stati e municipalità in materia di permessi.

La tesi della FCC è nota: troppi enti locali ritarderebbero in modo eccessivo le autorizzazioni e chiederebbero agli operatori somme fuori scala, rendendo alcuni cantieri economicamente insostenibili. Dall’altra parte della barricata, sindaci e amministratori ribaltano il ragionamento. Il vero collo di bottiglia, dicono, sono proprio gli operatori, che accumulano permessi senza poi costruire nulla, bloccando lo spazio sui pali e tagliando fuori la concorrenza.

FCC: il nodo dei 120 giorni e delle tariffe

Il cuore della proposta è una presunzione relativa: se un’amministrazione non processa entro 120 giorni tutte le autorizzazioni per l’uso del suolo pubblico destinate alle reti cablate, scatterebbe l’ipotesi che quel ritardo equivalga a un divieto di fornire il servizio. Accanto a questo, la FCC vuole limitare le tariffe a una “ragionevole approssimazione dei costi effettivi e diretti” sostenuti dagli enti per gestire le strade e il sottosuolo, con l’idea di fissare soglie di sicurezza presunte come conformi, importi che però non sono ancora stati definiti. Verrebbero limitate anche le compensazioni in natura e vietati oneri aggiuntivi motivati dal fatto che l’infrastruttura possa servire anche altri servizi.

In un documento depositato il 21 settembre, la Conferenza dei sindaci degli Stati Uniti insieme all’Associazione nazionale delle contee, alla Lega nazionale delle città e all’associazione dei responsabili locali delle telecomunicazioni ha usato parole nette. Il rilascio dei permessi non è una barriera, sostengono, ma una funzione essenziale di sicurezza pubblica che protegge residenti, contribuenti e chiunque utilizzi spazi pubblici limitati e condivisi da più soggetti. Coordinare lavori sopra, sotto e dentro la sede stradale, aggiungono, non si può ridurre a una scadenza federale decisa a tavolino.

C’è poi un argomento che fa male: agenzie federali come il Bureau of Land Management e il Servizio forestale hanno 270 giorni per trattare pratiche analoghe su terreni federali, senza alcuna conseguenza se sforano, e accumulano ritardi per carenza di personale. Se lo standard federale è quello, il termine di 120 giorni appare arbitrario e scollegato dalla realtà delle procedure.

La questione giuridica del Titolo II

La FCC fonda il proprio potere sulla Sezione 253 del Communications Act, secondo cui nessuna norma statale o locale può proibire, anche solo negli effetti, la fornitura di servizi di telecomunicazione. Quella sezione però fa parte del Titolo II, lo stesso strumento che le presidenze democratiche avevano usato per regolare gli operatori come vettori comuni e imporre la net neutrality. Una sentenza d’appello del 2025 ha stabilito che la banda larga è un “servizio informativo” e non può essere regolata come servizio di telecomunicazione.

Il presidente Brendan Carr si è sempre opposto all’applicazione del Titolo II agli operatori. Ora vi si appoggia, sostenendo che le infrastrutture posate servono sia servizi di telecomunicazione sia servizi che non lo sono. Le città del Minnesota hanno replicato che è lo stesso errore commesso durante la prima amministrazione Trump, quando il tentativo di annullare le leggi statali sulla net neutrality venne fermato in tribunale. La Lega delle città della California parla apertamente di assenza di autorizzazione da parte del Congresso.

Gli operatori spingono in direzione opposta. America’s Communications Association, che rappresenta i cablo operatori piccoli e medi, chiede che 120 giorni siano un limite massimo e che per i permessi semplici si scenda a 45 giorni. USTelecom propone termini di 60 e 90 giorni e tetti alle tariffe.

La commissaria democratica Anna Gomez ha dato il via libera alla consultazione ma ha espresso forti dubbi sull’autorità della commissione in materia. La prima tornata di commenti si è chiusa, le repliche saranno accettate fino al 5 novembre, e solo dopo arriveranno eventuali regole definitive. Se il piano passerà, città e Stati potranno rivolgersi ai giudici sostenendo che l’agenzia ha ecceduto i propri poteri.

Fonte: TecnoAndroid

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