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Il blocco diesel Euro 5 annunciato per il bacino della Pianura Padana nasceva con ambizioni molto più larghe di quelle che avrà davvero, perché alla fine il divieto di circolazione partirà il 1° ottobre 2026 ma resterà confinato alla sola Lombardia. Emilia Romagna, Piemonte e Veneto hanno scelto un’altra strada, tirandosi fuori dallo stop e mettendo sul tavolo misure alternative per ridurre le emissioni. Il risultato è una mappa a macchia di leopardo, dove chi guida un’auto diesel omologata Euro 5 si troverà davanti regole diverse a seconda della regione in cui si sposta.
Le tre regioni che hanno detto no, va chiarito, non hanno cancellato gli impegni presi sulla qualità dell’aria. Hanno semplicemente deciso di non toccare la circolazione, compensando altrove. Il Piemonte è stato il primo a formalizzare il pacchetto sostitutivo lo scorso giugno, con incentivi per i biocarburanti, progetti di rigenerazione urbana, potenziamento della mobilità pulita, sostituzione degli impianti di riscaldamento più vecchi e interventi di efficientamento energetico. Un percorso analogo verrà seguito anche da Emilia Romagna e Veneto.
Blocco diesel Euro 5, il calendario e i comuni coinvolti
La prima data da segnare è il 1° ottobre 2026, quando lo stop riguarderà soltanto le automobili. Poi il perimetro si allarga per gradi, seguendo un calendario già scritto. Dal 1° ottobre 2027 entreranno nel divieto anche i veicoli delle categorie M2, N1 e N2, mentre dal 1° ottobre 2028 toccherà a tutte le altre categorie. Una progressione pensata per dare tempo a chi lavora con furgoni e mezzi commerciali, che sono spesso i più difficili da sostituire in fretta. Il vero elemento che ridimensiona la portata del provvedimento riguarda però la geografia. Il divieto scatterà solo nei comuni con popolazione superiore ai 100.000 abitanti, il che in Lombardia significa quattro città: Milano, Brescia, Monza e Bergamo. Fuori da questi confini, nulla cambia. All’interno, invece, le auto diesel Euro 5 non potranno muoversi dal lunedì al venerdì nella fascia oraria compresa tra le 7.30 e le 19.30, restando quindi libere nei fine settimana e nelle ore serali e notturne.
Detta così può sembrare una misura leggera, ma va considerato il peso specifico di quelle quattro città. Milano da sola concentra una quota enorme del traffico regionale e Brescia, Monza e Bergamo non sono certo comuni marginali. Chi vive in provincia e si sposta ogni giorno verso il capoluogo per lavoro dovrà comunque fare i conti con il divieto, anche se il veicolo è immatricolato altrove.
Come continuare a circolare con il sistema Move In
Esiste già da anni una via d’uscita per chi non può o non vuole cambiare auto, ed è uno strumento sperimentato proprio in Lombardia. Si chiama Move In e funziona grazie a una scatola nera installata a bordo, che monitora i chilometri percorsi dal veicolo all’interno delle aree soggette a limitazione. Non è una novità assoluta, visto che viene già impiegato per l’Area B di Milano con risultati consolidati.
Il principio è semplice: invece di vietare del tutto la circolazione, si assegna un budget di chilometri annuo. Finché il contatore resta entro la soglia, il mezzo può muoversi anche nelle fasce orarie vietate. Superato il limite, scatta la sanzione. Un compromesso che tiene insieme le esigenze di chi usa l’auto poche volte l’anno e quelle della qualità dell’aria. Quello che ancora manca sono i numeri. Le soglie di percorrenza massima valide all’interno del bacino della Pianura Padana non sono state pubblicate, anche se dovrebbero essere definite a breve. Fino ad allora chi possiede un diesel Euro 5 nei quattro comuni lombardi interessati non ha modo di calcolare quanto potrà effettivamente circolare dopo il 1° ottobre 2026.
Fonte: TecnoAndroid








