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Spotify Free, gli album nuovi arrivano con 3 giorni di ritardo

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Chi ascolta musica con Spotify gratuito potrebbe ritrovarsi a fare i conti con una novità poco gradita, cioè l’attesa di tre giorni prima di poter mettere le mani su un album appena pubblicato. La piattaforma sta sperimentando in alcuni mercati, tra cui India e Bangladesh, una formula battezzata Premium Early Access, che funziona esattamente come suggerisce il nome, con i dischi nuovi disponibili immediatamente per chi paga e un ritardo per tutti gli altri. Prima di prendersela con l’azienda svedese, però, conviene guardare un attimo più a fondo.

La spinta, a quanto pare, non arriva dagli uffici di Spotify ma dalle etichette discografiche. Nello specifico sarebbe Universal Music Group ad aver imposto una finestra di 72 ore riservata ai servizi a pagamento per le uscite più importanti, e non ovunque, ma nei mercati dove la spesa media per utente resta bassa. Trattandosi di una questione di licenze, il meccanismo non riguarda soltanto una piattaforma, perché lo stesso ritardo finirà per applicarsi anche a YouTube Music e Amazon Music.

Un’idea che circolava già da anni

Vale la pena ricordare che questa logica non nasce oggi. Nel 2017 Spotify aveva firmato un accordo proprio con Universal che consentiva alle etichette di riservare gli album agli abbonati fino a due settimane. Un modello simile a quello che si vede nel mondo dei video, dove piattaforme come Crunchyroll fanno aspettare giorni o settimane gli utenti senza abbonamento prima di rendere disponibili i nuovi episodi.

Quello che cambia, semmai, è l’abitudine consolidata nella musica in streaming, dove negli ultimi anni tutto usciva insieme per tutti, senza distinzioni tra paganti e non paganti, senza differenze tra un servizio e l’altro. Adesso la prospettiva delle case discografiche sembra essersi spostata. Dove la maggioranza degli ascoltatori non spende nulla, il ritardo diventa una leva commerciale piuttosto esplicita. Chi vuole ascoltare il nuovo disco del proprio artista preferito il giorno stesso dell’uscita dovrà tirare fuori i soldi dell’abbonamento.

Il rischio di allontanare chi ascolta gratis

Il nodo è che il piano gratuito di Spotify porta già con sé una serie di rinunce non proprio leggere, dalla pubblicità frequente allo shuffle obbligatorio, fino al numero limitato di brani che si possono saltare. Aggiungere anche il ritardo sulle nuove uscite significa caricare ulteriormente un’esperienza già ridotta all’osso, con il pericolo concreto di spingere una parte del pubblico verso servizi concorrenti oppure, scenario peggiore, verso la pirateria.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Su Reddit la discussione si è accesa in fretta e molti utenti, compresi diversi abbonati, hanno bollato la scelta come punitiva oltre il necessario. Non mancano però le voci che difendono il ragionamento economico, ricordando che chi ascolta gratis genera ricavi pubblicitari nettamente inferiori rispetto a chi paga ogni mese, e che pretendere la stessa identica esperienza non è automaticamente un diritto. Il dettaglio curioso è che, nel gran parlare online, in pochi avevano capito che la decisione arrivava dalle etichette e non dalla piattaforma.

Fonte: TecnoAndroid

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