A quanto pare Rolling Stone è entrata in possesso di un documento che, spiega in modo schematico ma molto chiaro, la tipologia e la quantità di dati che l’agenzia di intelligence ricava dalle applicazioni di messaggistica.

A quanto pare, emerge molto chiaramente come le maggiori fonti siano proprio WhatsApp (piattaforma più diffusa al mondo) e iMessage di Apple, programma di punta dell’ecosistema di iOS.

Scendiamo nel dettaglio e vediamo di che tipo di documento si tratta, il titolo è gioà molto chiaro “Accesso legale“, mentre l’intestazione spiega chiaramente quale sia l’oggetto preso in esame: “capacità dell’FBI di accedere legalmente al contenuto e ai metadati delle app di messaggistica sicura“, il file che comunque non risulta classificato ed è datato 7 Gennaio 2021, sembrerebbe essere nato per un uso specifico dedicato alle forze dell’ordine.

 

WhatsApp in tempo reale

Nel testo sottolineato come a partire da Novembre 2020, il bureau abbia la possibilità, stando sempre a determinate regolamentazioni imposte, di accedere legalmente alle principali applicazioni di messaggistica, tra quelle citate appaiono nomi di rilievo come: iMessagge, Line, Signal, Telegram, Threema, Viber, WeChat, WhatsApp e Wickr, ognuna caratterizzata da un diverso approccio ed esito.

Un dettaglio importante riguarda WhatsApp, l’app verde è infatti l’unica in grado di offrire un feedback quasi in tempo reale, offrendo un delay di appena 15 minuti al termine dei quali si possono ottenere mittente e destinatario di un messaggio, feature che le altre piattaforme offrono in ore.

WhatsApp, iMessagge e Line inoltre, consentono di ottenere l’accesso parziale al contenuto dei testi, previa richiesta legale dell’FBI, come se non bastasse, su richiesta l’FBI può ottenere anche la chiave di crittografia di iCloud dettaglio che, se accostato al fatto che WhatsApp su iOS effettua i backup proprio su iCloud, lascia intuire come sia possibile accedere anche questi ultimi una volta avuta la chiave.