Uno stop deciso, come mai era avvenuto prima, ha impedito momentaneanente all’Agenzia delle Entrate di continuare il proprio lavoro negli accertamenti sullo stato patrimoniale e contributivo dei cittadini.

Nonostante l’evasione fiscale rappresenti una delle piaghe socio-economiche più gravi per il nostro Paese, andando a deprivare le casse dello Stato – ogni anno – di circa 100 miliardi di euro, nulla ha retto di fronte all’emergenza Coronavirus e alla necessità di fermare momentaneamente il Paese. E i controlli fiscali avrebbero soltanto aggravato la situazione di molti contribuenti, che già ora iniziano a disperarsi per il mancato profitto di questo mese e di quelli a venire, soprattutto nel settore turistico e della ristorazione.

Una manovra importante, contenuta nel decreto Cura-Italia, che ha permesso già di predisporre il congelamento delle scadenze fiscali per due mesi. Il prolungamento non riguarderà soltanto le deadlines per i pagamenti, ma anche i termini di accertamento, andando di fatto ad aggiungere due anni di tempo per i controlli anti evasione.

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La novità inserito nel decreto legge porterà, dunque, ad allentare momentaneamente la morsa dei controlli fiscali su cittadini e soprattutto attività (anche se non per tutti), ma andrà anche a posticipare il termine di prescrizione per gli accertamenti relativi all’anno 2015. Per questo aspetto, si fa appello ad una norma prevista dal decreto legislativo n. 159/2015.

E’ chiaro che i controlli risultano soltanto rimandati, e che l’obiettivo di questa operazione corrisponderebbe a garantire una certa liquidità alle imprese e diffondere un clima di fiducia, che possa anche agevolare i mercati oltre che gli stessi imprenditori e lavoratori.