Dopo oltre 30 anni dal terribile incidente nucleare avvenuto a Chernobyl, lo scenario che si può vedere ora nella zona è totalmente diverso. Pian piano gli alberi e la vegetazione è ricresciuta, ma in un modo un po’ diverso a causa della contaminazione con le scorie radioattive. Senza contare che è ancora una zona off-limits per l’uomo (e lo sarà ancora per decenni), proprio per la presenza di radiazioni.

A tal proposito un progetto realizzato dai ricercatori dell’Università di Bristol ha messo in luce nuove zone della città dove le radiazioni hanno livelli mai visti prima d’ora. Nella famosa “zona d’esclusione” dei droni hanno condotto una ricerca per mappare tutti i punti dove le radiazioni sono più intense, in particolar modo per evidenziare raggi gamma e neutroni. Per chi non lo sapesse, la “zona di esclusioneè un’area di oltre 30 KM che si estende oltre il nocciolo che si è fuso con lo scoppio del reattore 4 decenni fa.

Il team di ricerca ha quindi “scandagliato” numerosi droni per effettuare oltre 50 “voli” in soli 10 giorni per scoprire pericoli ancora sconosciuti. I velivoli hanno mappato un’area di 15 km quadrati e per farlo hanno utilizzato dei Lidar, ovvero dei sistemi basati sui laser pulsati allo scopo di esaminare la superficie della terra. Mentre le radiazioni sono state analizzate attraverso uno spettrometro a raggi gamma montato su ogni drone.

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Quale giro hanno effettuato i droni che hanno volato su Chernobyl?

I droni sono partiti dal villaggio di Buriakivka, distante soltanto 13 km dall’epicentro del nocciolo del reattore, per poi passare per Kopachi con arrivo finale alla Foresta Rossa, denominata così per il colore cambiato a causa dell’esplosione. Tale zona che dista solo1 km dalla ex-centrale nucleare, è una delle aree più pericoloseoltre che radioattiveal mondo. I droni in questo luogo inoltre hanno evidenziato nuove zone dove i livelli di radiazioni sono più elevati del previsto.