Videogame per motivare i dipendenti: è questa l’iniziativa promossa dal colosso dell’e-commerce per incrementare la quantità e la qualità del lavoro di addetti e magazzinieri Amazon.

In alcuni magazzini, infatti, il gruppo di Jeff Bezos avrebbe cominciato ad installare degli schermi vicino alle postazioni dei dipendenti che trasmettono titoli quali “PicksInSpace”, “Mission Racer” o “CastleCrafter”. I videogiochi traducono virtualmente le azioni fisicamente svolte dai dipendenti Amazon, per esempio impacchettare gli ordini, riporre gli oggetti nei contenitori, sballare i pacchi e così via.

I dipendenti che accumuleranno più punti portando a termine le attività e gli obiettivi quotidiani vengono ricompensati con i cosiddetti “swag buck”, valuta interna che può essere scambiata solo con prodotti legati ad Amazon come bottiglie d’acqua, t-shirt o altri piccoli gadget.

Amazon, nuove sfide competitive per motivare i dipendenti sul lavoro

Al momento sono cinque i posti in cui questi schermi che ospitano sfide video-ludiche sono stati installati, fra Stati Uniti e Regno Unito e, ovviamente, la partecipazione alle competizioni è volontaria.

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Obiettivo di Amazon è quello di rendere il lavoro meno noioso, ripetitivo e meccanico, promuovendo sfide che possano motivare i dipendenti ad aumentare il ritmo e la qualità del lavoro. Un’iniziativa che, però, può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Secondo Alberto Rossetti, psicologo esperto di dipendenze da nuove tecnologie:

“I problemi sorgono quando la dimensione della sfida diventa troppo importante per il lavoratore: da un lato l’azienda intende farti entrare nella gara, dall’altro lato se quella sfida diventa il punto fondamentale della propria presenza nonché elemento caratterizzante della giornata, si perde il contatto con il lavoro per proiettarsi esclusivamente all’interno di essa.

A quel punto possono nascere diversi rischi, sia dal punto di vista psicologico dei lavoratori che per l’azienda stessa. Per esempio, se si perde spesso e non si raggiungono i livelli raggiunti dagli altri, quell’attività anziché coinvolgerti rischia di farti fuori“.