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Google ancora una volta sotto accusa da parte dell’Unione europea

La Commissione europea accusa Google di abuso di posizione dominante con il sistema operativo Android. In un documento di 150 pagine redatto dalla commissione antitrust dell’UE il colosso di Mountain View è accusato di pagare i produttori per installare Google Search e le sue altre applicazioni. Non è la prima volta che l’Europa fa queste accuse, le diatribe hanno avuto inizio nel 2011, con diverse motivazioni, e ancora oggi non sono giunte a conclusione.

Google, sarebbe meglio dire Alphabet, è accusata di concorrenza sleale. Secondo la Commissione europea l’azienda californiana sfrutta la sua posizione dominante per imporre i propri prodotti (applicazioni, Google Search, servizi di vendita) facendo decadere le prerogative per una concorrenza leale. Il documento di 150 pagine in cui vengono esposte le motivazioni di tali accuse è stato visionato dall’agenzia di stampa britannica Reuters e inviato a Mountain View nel mese di aprile.

Da quanto riportato da Reuters l’UE nel suo corposo documento dichiara che vuole imporre al gigante della tecnologia statunitense di non concedere pagamenti o sconti ai produttori di telefoni cellulari in cambio della pre-installazione del Play Store e di Google Search. Inoltre, l’autorità di regolamentazione vuole anche impedire che Google costringa i produttori di smartphone a pre-installare le sue applicazioni proprietarie se questo limita la loro capacità di utilizzare i sistemi operativi concorrenti basati su Android.

Google non può punire o minacciare” le società per non aver rispettato le sue condizioni, è quanto scritto nel documento visionato da Reuters. L’indagine della Commissione europea è partita in seguito alla denuncia di FairSearch (Admarketplace.com, Allegro, BusCapé, CEPIC, Expedia, Foundem, Nokia, Oracle, Trip Advisor e Twenga), un gruppo di pressione supportato da aziende che vogliono garantire che non siano svantaggiate dal motore di ricerca dominante.

L’UE intende fissare un’ammenda tale da “garantire la deterrenza”. Google è pronta a dire la sua: “Non vediamo l’ora di mostrare alla Commissione europea che abbiamo progettato il modello Android in un modo che è buono sia per la concorrenza che per i consumatori, e sostiene l’innovazione in tutta la regione“.

La Commissione ha attaccato anche il servizio di shopping di Google, quello relativo alla ricerca di un prodotto. Non c’è dubbio che il mercato ideale dovrebbe garantire la massima trasparenza e la migliore concorrenza possibile. Questo favorirebbe il consumatore, ma anche le aziende meritevoli. Dunque, la domanda che sorge spontanea è quale sia il miglior motore di ricerca attualmente presente sul mercato Google Search, Bing di Microsoft o Yahoo Search?

Non bisogna dimenticare che Alphabet non è una onlus, è un’azienda e come tale deve generare profitti e se per farlo propone degli sconti ai produttori di smartphone per utilizzare alcuni suoi servizi la si può definire concorrenza sleale? Oltretutto, come tutti i possessori di smartphone Android sanno, si può scegliere di utilizzare qualunque altro tipo di app.

Queste riflessioni sono dovute al buon senso e non certo alla lettura del documento di 150 pagine stilato dalla Commissione antitrust dell’Unione europea che, molto probabilmente, ha delle prove a fondamento. Strano, però, che dopo 5 anni ancora non si sia venuti a capo di questa faccenda.