BSA

Il Global Software Study, condotto da BSA, ha fatto emergere un risultato importante: in Italia la pirateria è calata del 2% rispetto ai dati raccolti dal 2013 al 2015. Benché la notizia risulti incoraggiante, il nostro Paese registra numeri preoccupanti che superano la media europea e, addirittura, quella mondiale.

In testa alla classifica del cybercrime vi è l’Asia Pacifica con il 61%. A seguire l’Europa Centro-Orientale con il 58%; e, infine, l’Africa e il Medio Oriente con il 57%. Invece, ad aggiudicarsi l’ultimo posto è il Nord America con il 17%. I dati arrivano direttamente dallo studio realizzato dai ricercatori di IDC (International Data Corporation) per conto di BSA (Business Software Alliance). Dunque, l’Italia porta a casa un “buon” 45% indicando un calo del 2% e, al contempo, batte tutti gli Stati dell’Europa Occidentale che, nel complesso, si fermano alla soglia del 28%.

Si tratta di un risultato che ci fa molto piacere in quanto premia il lavoro svolto da BSA nel nostro Paese in questi anni” ha commentato Paolo Valcher, presidente del comitato italiano della Business Software Alliance. Eppure, secondo l’esperto, non ci sarebbe molto da gioire: “Nonostante il tasso di illegalità sia del 45%, quindi poco meno di 20 punti in più rispetto la media europea, resta ancora un dato inaccettabile per una nazione evoluta e moderna quale l’Italia, oltre a dimostrarsi un ulteriore freno alla ripresa della nostra economia e dell’occupazione qualificata“.

In aggiunta, la ricerca ha voluto mettere in relazione l’utilizzo di software pirata e la trafugazione dei dati da parte degli hacker. Victoria Espinel, presidente e CEO di BSA, ha voluto precisare: “Come sottolinea il rapporto, è cruciale che un’azienda sia ben consapevole della tipologia di software installata sulla propria rete. Sappiamo che molti CIO ignorino, spesso, la reale composizione del pacchetto software installato così come la sua possibile legalità“.

Software pirata in calo in Italia, ma per BSA “troppo poco”

Nel 2015, le aziende di tutto il mondo hanno dovuto affrontare una spesa pari a 400 miliardi di dollari per porre rimedio ai danni procurati dai crimini informatici. Nel corso dello stesso anno, su scala mondiale, sono state identificate le minacce di oltre 1 milione di nuovi virus. Il ransomware, l’attacco che blocca i dispositivi in cambio di un riscatto, è salito al 35%.

Tuttavia, l’illusorio traguardo raggiunto dalla nostra penisola si deve, gran parte, alla progressiva maturazione del mercato dell’ICT (Information and Communications Technology) e alla diffusione delle subscription e dei servizi SAM (Software Asset Management).