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Google dietro Apple secondo uno studio universitario

Gli utenti Android vogliono il controllo dei permessi delle applicazioni installate sul proprio dispositivo. Lo ha messo in luce uno studio della University of British Columbia, Android Permissions Remystified, sulla sicurezza delle app.

Lo studio della University of British Columbia ha dimostrato che quattro utenti Android su cinque vorrebbero la possibilità di poter negare le autorizzazioni a determinate funzioni delle applicazioni installate sul proprio smartphone. Lo studio mette in mostra come Android sia ancora indietro rispetto alla concorrenza di Apple che invece ha risolto già il problema.

L’ottanta per cento degli intervistati vuole decidere che cosa può e non può accadere con i propri dati e sensori presenti sullo smartphone. Google ha aggiunto questo nuova caratteristica in Android 6.0 Marshmallow, ma quanti degli utenti Android possono dire di avere l’ultima versione dell’OS sul proprio device? Pochi, pochissimi, per la precisione lo 0,7%, è il numero di quelli che con il proprio dispositivo ha effettuato l’accesso al Play Store. Questo significa che più del 99% dei dispositivi Android gira con la versione precedente o ancora più vecchia. Dunque, la maggior parte non ha ciò che vuole dal sistema operativo che sul dispositivo che ha acquistato.

Esclusi i Nexus, che sono tutti sotto il controllo di Google, un aggiornamento per Android richiede la complicità del produttore di cellulari e degli operatori di telefonia mobile prima che possa essere implementato. Quindi il processo di aggiornamento risulta molto lento, inoltre i produttori hanno scarso interesse a fornire gratuitamente gli aggiornamenti.

Apple aggiorna iOS molto più velocemente, in termini di dispositivi raggiunti, e include già la funzione di consentire o meno determinati permessi alle app. È vero che i dispositivi che devono essere aggiornati sono in numero decisamente inferiore a quello dei device Android, però bisogna anche ammettere che Google potrebbe trovare un modo per velocizzare la distribuzione di un update che troppo dipende dalla influenza finanziaria dei suoi partner.

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Questa ricerca fa seguito ad un altro studio, questa volta dell’Università di Cambridge, riguardo la vulnerabilità di Android e quanto tempo ci sarebbe voluto per aggiornare ad una nuova versione che consenta di risolvere l’exploit.

Lo studio ha anche permesso al team di stabilire il tempo necessario perché una nuova versione di Android raggiunga un dispositivo specifico. Trenta giorni dopo il rilascio di una nuova versione, la metà dei dispositivi compatibili monta tale versione (o di più), mentre sono necessari 324 giorni dal rilascio per avere una velocità di assorbimento del 95 per cento. Per confronto, la frequenza media di aggiornamento di tutto l’ecosistema Android ad una nuova versione richiede 350 giorni per coprire il 50 per cento di assorbimento e 1110 giorni (più di tre anni) per raggiungere il 95 per cento.

Ovviamente tutto questo vale anche per Marshmallow e significa che solo fra tre anni quasi la totalità degli utenti potrà godere delle nuove funzioni sulla sicurezza del nuovo OS di Google. Google rincorre Apple oppure sceglie di portare sui device le nuove versioni del proprio sistema operativo in questo modo?