Sony A7R II

La fotografia come viene intesa da Sony grazie alle sue nuove fotocamere compatte Full Frame a obiettivi intercambiabili A7R II. Gli appassionati di quest’arte saranno più che entusiasti e troveranno pane per i propri denti.

Nello specifico, tutto si orienta nell’importanza dell’obiettivo fotografico e di quello che è in grado di rilavare. Quanto più sensibilmente vicino ad occhio umano. Come si legge nello stesso comunicato stampa, l’idea di Sony è quello di raccontare “per immagini” e per far ciò si “necessita dello strumento migliore per realizzarlo“.

Il nuovo intento combacia con l’annuncio dei nuovi modelli della famiglia α7. Sony ha coinvolto 4 fotografi di fama internazionale in un progetto fotografico in cui il tema dell’immagine, intesa come forma di espressione nella società moderna, si unisce a quello dell’evoluzione dell’innovazione tecnologica applicata alle fotocamere di ultima generazione.

Riportiamo, di seguito, il comunicato Sony. In esso vengono spiegate le intenzioni e presentati i fotografi e i soggetti da loro prescelti. Un modo per conoscere stili e modus operandi di 4 autori di fama mondiale.

Soggetto prescelto è il futuro dell’umanità nel contesto urbano, che Luigi Baldelli, Federico Garibaldi, Alessandro Grassani e Amedeo Francesco Novelli hanno interpretato attraverso i volti e le storie delle persone che abitano la città e i luoghi che la popolano, con scatti che rivelano uno scenario cittadino emozionante attraverso l’autenticità e la varietà delle storie umane che lo abitano. Ognuno di loro con la propria poetica e il proprio stile espressivo, dal reportage all’astratto.

“Il Digital Imaging è, per Sony, un settore costantemente segnato da sorprendenti innovazioni che offrono, a professionisti e appassionati, prodotti di qualità sempre più elevata sia dal punto di vista tecnico sia di funzionalità e utilizzo. Non a caso la nostra offerta in questo ambito è in continua evoluzione e vanta oggi ben 6 fotocamere compatte Full Frame a obiettivi intercambiabili oltre a fotocamere compatte di altissimo profilo, quali quelle della famiglia RX. Tuttavia, la foto oggi è diventata una forma di espressione fondamentale per tutti coloro che la usano per comunicare, socializzare, informare”, dichiara Stéphane Labrousse, Country Head di Sony in Italia. “Riconoscendo, quindi, quanto l’immagine sia potente nella cultura, nell’arte e nella vita della nostra società, abbiamo lanciato uno spunto di riflessione intorno al suo significato attuale, mostrandone la forza attraverso le opere di Luigi Baldelli, Alessandro Grassani, Federico Garibaldi e Amedeo Francesco Novelli e, ognuno con la propria esperienza e il proprio stile, ci ha rimandato una visione emozionante e affascinante”.

Denominatore comune che unisce i quattro fotografi è la α7R II, top di gamma della famiglia di fotocamere compatte Full Frame con ottiche intercambiabili α7, con cui sono stati realizzati tutti gli scatti. Rivelazioni di ritratti, forme, dettagli, colori sempre diversi, sono rappresentativi dello stile e dell’esperienza professionale propria di ogni singolo autore, vissuta principalmente nel documentare grandi eventi internazionali dell’epoca contemporanea. Ogni elemento passa attraverso un’interpretazione intima e personale e si arricchisce di una visione trasversale del mezzo fotografico, tra arte, reportage e fotogiornalismo, dando così vita a immagini che emozionano, fanno riflettere, impressionano, commuovono.

Per comprendere ciò che hanno deciso di raccontare, come lo hanno osservato, quali sono i tratti distintivi della loro tecnica e come sono riusciti a valorizzarla, grazie anche alle qualità proprie della A7R II, Sony li ha invitati a esporre le loro opere in uno dei luoghi più originali dello scenario culturale milanese, Open more than books, l’ecosistema creativo di cui Sony è partner.

L’occhio di Luigi Baldelli si è soffermato su uno dei temi più caldi degli ultimi mesi: EXPO. “A Expo 2015 ho cercato di fotografare uomini immersi in ambienti unici e particolari.

Uomini che cercavano di provare a capire, vivendo per poche ore, un mondo intero e culture diverse concentrate in uno spazio fisico limitato: un piccolo contesto metropolitano dove vita ed emozioni si scontravano con le grandi strutture architettoniche e molti rimanevano poi ancorati e quasi isolati nella loro realtà attraverso l’uso del cellulare”.

“Il mondo dinamico delle nostre città mi confonde. Ma più di ciò mi piace. Amo cercare le facce, in mezzo alla folla. E probabilmente le vedo – racconta Federico Garibaldi che, durante la sua carriera, ha saputo coniugare mondi diversi, come la fotografia di narrazione e quella di moda – Il giorno dopo, però, i miei pensieri mi restituiscono soprattutto la folla. E tutto ciò che la contiene e la ospita. Mi restituisce la confusione, la metropolitana, i piedi, i movimenti, i tram. Le sovrapposizioni delle facce alle altre facce. Mi torna continuamente in mente l’essenza di una grande identità collettiva. La mia mente la contiene e ne è contenuta”.

Di contro Alessandro Grassani, fotografo documentarista che ha lavorato in oltre trenta Paesi, rivela l’aspetto più problematico della città a livello sociale. “Questo lavoro, Unexpected Loneliness, è una personale riflessione sulla solitudine e il senso di vuoto che ho avvertito camminando per le strade della mia città, Milano, dopo un lungo periodo di assenza. E’ nato così un racconto sulla marginalità dell’individuo che caratterizza la nostra società moderna e le nostre città; luoghi dove la velocità e la concezione utilitaristica del tempo ci spingono a erigere muri, visibili o no, tra le persone”.

Sono molte le affinità che emergono con il tema Solitudine Metropolitana di Amedeo Francesco Novelli, che si concentra sul contrasto metropolitano tra luci e ombre.

“Da diversi anni, anche quando lavoro su progetti commerciali o editoriali, concentro la mia ricerca fotografica sull’indagine e la narrazione della quotidianità delle città e dell’uomo che in esse si muovono; attraverso una serie di istantanee accomunate solo da un uso della luce, provo a mettere in scena l’esistenza creando un ideale sipario avvalendomi dei netti contrasti luministici. Per realizzarle, non faccio altro che osservare le persone che si muovono negli spazi, così immersi nelle proprie vite da non accorgersi nemmeno della mia presenza e del ruolo di protagonisti che assumono, anche solo per un attimo, ai miei occhi. Racconto il mio tempo attraverso volti anonimi, silhouette o architetture urbane per descrivere la solitudine metropolitana e i luoghi in cui essa viene rappresentata ogni giorno. Un po’ come il protagonista del film Le vite degli altri, mi muovo per le strade non come spia ma come osservatore delle vite altrui, in una condizione privilegiata per così dire di extra coscienza, che per transfer mi consente di gettare uno sguardo più critico anche su me stesso e sulla mia condizione”.

Quattro lavori molto diversi tra loro che rivelano, però, il volto dell’ambiente urbano contemporaneo, con i suoi pregi e i suoi limiti, attraverso la sensibilità fotografica dei quattro artisti della fotografia.