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Dentro il Play Store potrebbe presto comparire uno scaffale riservato alle app nate da un semplice prompt, una specie di cassetto personale dove ritrovare tutto quello che è stato costruito con AI Studio. L’indizio arriva dall’analisi del codice dell’ultima versione dell’applicazione, dove è spuntata una voce che non era mai stata vista prima e che sembra pensata proprio per chi si diverte a trasformare un’idea buttata lì in qualcosa di funzionante.
La versione in questione è la 53.2.23-34 del Play Store per Android. Al suo interno si trova il riferimento a una sezione chiamata Your creations, collocata nella schermata “Manage apps & device”, quella che normalmente serve a controllare aggiornamenti, app installate e spazio occupato sul telefono. Nulla di ufficiale, per carità, ma il quadro è abbastanza leggibile: uno spazio dedicato alle applicazioni realizzate con il vibe coding e con gli strumenti di AI Studio, raccolte in un posto solo invece che sparse tra file installati a mano e progetti dimenticati.
Cosa succede toccando quel pulsante
Al momento l’esperienza è ancora parecchio grezza. Premendo “Try it now” si apre il browser e si finisce sul sito mobile di AI Studio, senza alcuna integrazione vera dentro l’app. Presumibilmente le cose cambieranno quando Google porterà a termine l’assorbimento di AI Studio dentro Gemini, operazione già annunciata. Intanto la sezione non è visibile a tutti: in diversi casi la voce non compare proprio, oppure compare ma non fa nulla di utile.
Vale la pena ricordare come funzionano questi ritrovamenti nel codice. Un teardown serve a intuire cosa bolle in pentola guardando righe ancora in lavorazione, e capita spesso che certe funzioni restino lì, congelate, senza mai arrivare a una versione pubblica. Quindi la prudenza è d’obbligo.
Una via di mezzo tra sideload e Play Console
Oggi chi tira fuori un’app da AI Studio ha essenzialmente due opzioni. La prima è il sideload sui propri dispositivi, soluzione da uso strettamente personale. La seconda è la pubblicazione vera attraverso la Play Console, con registrazione, test formali e tutto il percorso che serve per rendere un’applicazione disponibile al pubblico. La nuova schermata sembra piazzarsi esattamente nel mezzo, offrendo un’interfaccia più ordinata per tenere il conto di ciò che si è costruito senza doversi sobbarcare l’intera trafila.
Un dettaglio stuzzica più degli altri. AI Studio ha già cominciato a mostrare un collegamento più diretto con il Play Store, e il linguaggio usato parla apertamente di “condivisione con tutti”. L’espressione lascia intendere una fruizione estesa ad altri utenti, anche se non è chiaro cosa comporti in termini di registrazione e verifiche. Google pare presentarla come strada alternativa rispetto alla pubblicazione classica, ma per ora le app restano confinate all’uso personale e sia la condivisione sia la pubblicazione risultano ancora in fase di sviluppo.
Un milione di app entro fine anno
Per inquadrare la mossa conviene guardare all’obiettivo dichiarato: Google punta a un milione di app realizzate con AI Studio entro la fine dell’anno, con l’idea di aprire lo sviluppo assistito dall’intelligenza artificiale a sviluppatori esperti, studenti e imprenditori alle prime armi. Gli strumenti ci sono. AI Studio permette di creare web app con runtime full stack e app Android native con Kotlin e Jetpack Compose, il tutto partendo da prompt in linguaggio naturale. C’è pure una modalità di annotazione che consente di evidenziare una porzione qualsiasi dell’interfaccia e descrivere a parole la modifica desiderata, senza toccare una riga di codice.
Si aggiunge la App Gallery rinnovata, una vetrina utile per capire cosa si riesce a fare: si sfogliano le app già create con Gemini, se ne consulta il codice e si possono remixare per costruirci sopra qualcosa di proprio. Alcune funzioni avanzate richiedono un account Google AI Pro da 21,99 euro al mese, mentre il piano gratuito basta per imparare e mettere insieme micro app personali.
Fonte: TecnoAndroid








