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L’aggiornamento a Chrome 154 è già in distribuzione e porta con sé un pacchetto di correzioni tutt’altro che leggero: 108 vulnerabilità sistemate in un colpo solo, di cui 11 classificate come critiche. Numeri che raccontano bene quanto lavoro ci sia dietro le quinte di un browser usato ogni giorno da centinaia di milioni di persone, e che spiegano perché convenga controllare la versione installata senza rimandare troppo. Su Windows, macOS e Linux la build stabile di riferimento è la 154.0.8037.57.
La maggior parte degli interventi riguarda un’area ben precisa, quella della memory safety. Detto in parole semplici, si tratta di errori nella gestione della memoria: il programma scrive o legge dati dove non dovrebbe, e da lì possono nascere crash improvvisi, dati corrotti e, nei casi peggiori, la possibilità per un malintenzionato di far girare codice arbitrario sul computer della vittima. È il tipo di problema che raramente si nota nell’uso quotidiano, fino al momento in cui qualcuno decide di sfruttarlo.
Le falle più pesanti corrette in Chrome 154
Tra le vulnerabilità chiuse spicca CVE-2026-95350, un buffer overflow individuato in ANGLE, il componente che Chrome utilizza per gestire una parte del lavoro grafico. La segnalazione è arrivata dai ricercatori di STAR Labs SG, che per la scoperta hanno incassato un premio da circa 4.600 euro nell’ambito del programma di ricompense di Google.
C’è poi CVE-2026-95357, una scrittura fuori dai limiti che colpisce la componente GPU. Anche in questo caso la segnalazione è stata premiata, con una bounty da circa 2.300 euro. Cifre che possono sembrare modeste rispetto alla portata del problema, ma che rientrano nella scala di valutazione usata da Google per classificare impatto e sfruttabilità di ogni singolo bug.
Il capitolo più corposo però riguarda V8, il motore JavaScript del browser. Qui l’aggiornamento mette una pezza su diverse falle ad alta gravità, tra cui confusioni di tipo e ulteriori scritture fuori dai limiti della memoria. V8 è il cuore che esegue il codice delle pagine web, quindi un difetto in quell’area ha un peso specifico diverso rispetto ad altri: basta visitare un sito preparato ad arte perché il codice malevolo venga eseguito senza alcun clic sospetto da parte dell’utente.
Perché conviene installare subito l’aggiornamento
Google, come da prassi, non entra nei dettagli tecnici delle singole vulnerabilità finché la maggioranza degli utenti non ha ricevuto la nuova versione. È una scelta difensiva: pubblicare troppo presto le informazioni significherebbe offrire una mappa a chi sviluppa exploit, mentre milioni di installazioni sono ancora scoperte. Lo stesso vale per i bug che toccano librerie di terze parti utilizzate anche da altri progetti.
Il browser si aggiorna in automatico, ma il passaggio alla nuova versione diventa effettivo solo dopo un riavvio. Chi tiene Chrome aperto per giorni, con decine di schede e sessioni mai chiuse, rischia quindi di restare fermo a una build vecchia senza accorgersene. Una verifica veloce dal menu delle informazioni sul programma basta a capire se la 154.0.8037.57 è già in esecuzione oppure se serve un riavvio.
Fonte: TecnoAndroid








