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Il conto alla rovescia di Starship punta ora a una data precisa, il 28 settembre, quando il razzo più grande mai costruito proverà a compiere il salto che tutti aspettano da anni, quello che lo trasforma da prototipo volante a vero sistema di trasporto orbitale. Non più solo decollare e rientrare, ma portare in orbita un carico utile funzionante e dimostrare che l’intera architettura regge la prova dei fatti.
Il cammino fino a qui è stato tutto meno che lineare. Successi, fallimenti, esplosioni riprese da mille angolazioni, correzioni, nuovi tentativi. È il metodo di SpaceX, piaccia o meno, ed è difficile negare che abbia funzionato. In un settore rimasto fermo per parecchio tempo, l’azienda di Elon Musk ha rimescolato le carte con una filosofia semplice da raccontare e complicatissima da realizzare, cioè osare parecchio e imparare dagli errori invece di evitarli a ogni costo.
Dalla riusabilità del Falcon 9 al banco di prova di Starship
La conquista più evidente resta la riusabilità dei razzi. Con Falcon 9 i costi delle missioni orbitali sono crollati in modo che pochi, dieci anni fa, avrebbero considerato realistico. Un vettore che rientra, atterra in piedi e riparte, più volte, ha cambiato le regole economiche del lancio spaziale e ha costretto l’intero comparto a rincorrere. Da lì in poi la lista delle cose da ricordare sarebbe lunga, ma il progetto su cui l’azienda ha messo davvero tutto è un altro.
Starship è la scommessa più impegnativa, quella che assorbe risorse, attenzioni e aspettative. Finora il gigantesco veicolo ha imparato soprattutto due cose, volare e tornare verso Terra. Già non è poco, considerando le dimensioni in gioco e la complessità di una struttura pensata per essere completamente riutilizzabile. Ma restava un pezzo mancante, il più importante dal punto di vista commerciale, cioè la capacità di consegnare qualcosa lassù.
Il quattordicesimo volo e le autorizzazioni ancora da chiudere
Il quattordicesimo volo arriva con una settimana di ritardo rispetto alle previsioni precedenti, uno slittamento tutto sommato contenuto per un programma di questa portata. La finestra individuata è quella del 28 settembre, però manca ancora un tassello, perché le autorizzazioni necessarie non sono state rilasciate. Tradotto, la data non è blindata, ma ci va molto vicino.
La differenza rispetto ai test precedenti sta tutta nell’obiettivo. Non si tratta più di verificare la tenuta strutturale, il comportamento in rientro o la manovra di recupero, elementi che comunque restano sotto osservazione. Stavolta si entra nella fase operativa, quella in cui il razzo deve dimostrare di saper fare il mestiere per cui è stato progettato, cioè raggiungere lo spazio e rilasciare un carico utile perfettamente funzionante.
È un passaggio che pesa più di quanto sembri. Un conto è un volo dimostrativo, con tutte le libertà che comporta, un altro è una missione che deve consegnare qualcosa e farlo bene. Da quel momento il discorso cambia registro, perché entrano in gioco affidabilità, cadenza dei lanci e capacità di ripetere l’operazione senza sorprese.
Per ora l’attesa è concentrata su quella data e sul via libera formale che ancora manca. Il resto lo diranno i minuti successivi all’accensione dei motori, quando Starship proverà a chiudere il capitolo dei test e ad aprirne uno completamente diverso.
Fonte: TecnoAndroid








