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Sega voleva cancellare Sonic, e se il porcospino blu è ancora qui a correre lo si deve in buona parte al cinema. Lo ha raccontato Takashi Iizuka, responsabile creativo della serie, spiegando che nei momenti più complicati i vertici dell’azienda gli avevano suggerito di chiudere tutto, di archiviare il franchise e passare ad altro. Una rivelazione che suona strana, quasi stonata, per chi ha vissuto gli anni ’90 e ricorda quel personaggio come il simbolo della sfida più accesa dell’industria videoludica, quella tra Sega e Nintendo.
Perché il punto è proprio questo, e vale la pena ricordarlo. C’è stato un tempo in cui il passaggio dai videogiochi al grande schermo equivaleva quasi automaticamente a un disastro annunciato. Gli esempi non mancano e sono rimasti negli annali per i motivi sbagliati, dal primo Super Mario Bros. fino a quel Street Fighter con Jean Claude Van Damme che ancora oggi viene citato come esempio di adattamento finito male. Poi, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso davvero.
Il primo film ha cambiato la direzione del franchise
Secondo Iizuka, che ha parlato durante il Tokyo Game Show, è stato il successo del primo film di Sonic a modificare la traiettoria dell’intero progetto. Non un ritocco di facciata, ma un cambio di rotta sostanziale, arrivato in un momento in cui la serie faticava a giustificare la propria esistenza agli occhi di chi gestisce i bilanci. Il cinema, insomma, ha fatto quello che i giochi da soli non riuscivano più a garantire, cioè riportare il personaggio al centro dell’attenzione e dimostrare che c’era ancora un pubblico disposto a seguirlo.
Il paradosso è evidente. La popolarità di Sonic non è mai venuta meno del tutto, il personaggio è rimasto riconoscibile praticamente da chiunque, anche da chi non tocca un controller da vent’anni. Eppure la notorietà, da sola, non basta a tenere in vita una linea di prodotti. Le vendite contano, le valutazioni interne contano, e a un certo punto qualcuno dentro Sega ha evidentemente ritenuto che il conto non tornasse più.
La cancellazione mai formalizzata
Iizuka ha spiegato di essersi opposto a quell’ipotesi, insistendo per mantenere la serie in vita. Ha però scelto la prudenza sui dettagli, perché non ha indicato quando sia avvenuta quella discussione né ha parlato di un piano di cancellazione vero e proprio, strutturato e messo nero su bianco. Restano dunque dei contorni sfumati, più un suggerimento arrivato dall’alto che una decisione operativa pronta a essere firmata.
Il racconto, comunque, dice molto su come funzionano le cose in aziende di quelle dimensioni. Un marchio storico può arrivare sul tavolo delle scelte difficili senza che il pubblico ne sappia nulla, e la differenza la fa spesso chi lo difende dall’interno. Nel caso specifico, quella difesa ha avuto il tempo di reggere fino all’arrivo dell’adattamento cinematografico, che ha ribaltato la percezione del porcospino blu e gli ha dato una seconda vita commerciale.
Fonte: TecnoAndroid








