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Revolut, hacker mette in vendita i dati di 680 clienti

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Il caso Revolut ha preso una piega diversa da quella che ci si poteva aspettare: la richiesta di riscatto alla banca digitale inglese è rimasta senza risposta, l’ultimatum è scaduto da qualche giorno e adesso nel mirino degli hacker ci sono i singoli utenti finiti nella fuoriuscita di dati dalla piattaforma software. A dirlo è direttamente l’attaccante, che non usa giri di parole: «Stiamo ufficialmente vendendo i dati. È inoltre possibile richiedere la rimozione dal database previo pagamento». Una frase che sposta il baricentro della vicenda dall’azienda alle persone, con oltre 680 account che rischiano concretamente qualcosa.

Le parole del criminale informatico sono esplicite anche su cosa potrebbe succedere a chi compare in quella lista. «D’ora in poi, oltre 680 individui con patrimoni elevati rischiano di subire furti di denaro, attacchi di phishing, violazioni informatiche e ogni altro tipo di reato immaginabile». E non finisce lì, perché altri dettagli legati alla richiesta di riscatto sono comparsi su un sito ospitato nel Dark Web, circostanza confermata da Claudio Sono di ransomnews.

Cosa c’è davvero dentro i file pubblicati

All’interno di quello spazio l’hacker ha caricato alcune immagini dei proprietari degli account violati, quelle usate per aprire il conto su Revolut, come prova della bontà del materiale in suo possesso. La maggior parte dei file risulta vuota, ma qualcuno contiene roba piuttosto pesante per chi è coinvolto. In un documento ci sono addirittura 719 pagine con tutte le transazioni effettuate dall’apertura del conto, in un altro si vedono volto e documento di identità del titolare. Sul sito dei criminali informatici la proposta è messa nero su bianco: chi paga può «ottenere la rimozione delle informazioni prima che vengano vendute». E dopo il versamento? «Una volta esclusi, i dati non saranno inclusi in alcuna futura vendita o distribuzione». Vale la regola di sempre in questi casi, cioè che nessun pagamento può garantire davvero quanto promesso dall’attaccante, anzi spesso è l’esatto contrario.

Sul fronte italiano il quadro cambia rispetto alle cifre circolate finora. IamNotTheVillain, questo il nome dietro cui si muove l’attaccante, sostiene che gli italiani colpiti dalla violazione siano almeno 15, e non 8 come indicato dalla sottosegretaria al Ministero dell’Interno Wanda Ferro. Ci sarebbero poi altri residenti all’estero in possesso di documenti italiani, quindi il conteggio potrebbe allargarsi ancora. Stessa fonte annuncia inoltre novità su un’altra violazione, quella che ha portato nel proprio database 147 GB di dati.

La versione della banca e quella dell’hacker

Sul riscatto le due ricostruzioni non coincidono per niente. Revolut in un primo momento ha dichiarato di non aver mai ricevuto alcuna richiesta, ormai comunque ampiamente scaduta, poi ha preferito non aggiungere altro quando la faccenda è arrivata alle Camere sotto forma di interrogazioni parlamentari. L’hacker racconta invece un’altra storia: «Un portavoce di Revolut, che pensiamo essere un impostore, ha cercato di negoziare con noi, ma la trattativa è fallita. Aspettiamo di parlare con qualcuno della banca. Ad ogni modo, sono state colpite altre compagnie». Quali siano queste società e da dove arrivino i dati, per ora, non è dato saperlo.

Ancora diversa la versione affidata al canale Telegram dell’attaccante, dove il tono è quello della denuncia pubblica: «Revolut ha ricevuto una segnalazione relativa a un database di utenti. L’ha ignorata, quindi stiamo esponendo pubblicamente la società per non aver mantenuto al sicuro le informazioni degli utenti e per aver inviato dati da una giurisdizione diversa». Resta il nodo più delicato, ossia la natura esatta del materiale trafugato. Anche su questo l’attaccante è netto e parla di un archivio completo: «Disponiamo di tutto, compresi documenti KYC, indirizzi, numeri di telefono, email, conti bancari e transazioni in valuta fiat e criptovalute». Documenti di identificazione, dunque, insieme a movimenti di denaro tradizionale e cripto, il pacchetto più appetibile per chiunque voglia costruire una truffa mirata su misura di ciascuna vittima.

Fonte: TecnoAndroid

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