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Le batterie non originali sui dispositivi Galaxy potrebbero avere vita breve, perché Samsung starebbe mettendo a punto un sistema di autenticazione basato su chip di sicurezza capace di riconoscere i componenti autentici e rifiutare tutto il resto. Il debutto, secondo le informazioni circolate, riguarderebbe inizialmente gli smartphone di fascia media e bassa, quindi la famiglia Galaxy A, che è anche quella con i volumi di vendita più alti e, di riflesso, con il mercato dei ricambi più caotico.
Il ragionamento dietro la scelta è abbastanza lineare. Una batteria di qualità dubbia, montata da un centro non autorizzato o acquistata online a pochi euro, può gonfiarsi, surriscaldarsi o peggio. Con un sistema di autenticazione integrato, il telefono sarebbe in grado di capire se il pacco batteria installato possiede le credenziali previste da Samsung oppure no.
Come funzionerebbe il chip di sicurezza pensato da Samsung
La tecnologia indicata è una VIA PUF, sigla che sta per Physical Unclonable Function. Tradotto in parole semplici, si tratta di un meccanismo che sfrutta le imperfezioni fisiche create durante la produzione del semiconduttore. Le “via” sono le connessioni verticali che attraversano il chip, e ogni volta che vengono realizzate presentano differenze microscopiche, praticamente casuali. Da quelle minuscole variazioni nasce un valore univoco, una specie di impronta digitale elettronica che appartiene a quel singolo componente e a nessun altro.
Il punto interessante è proprio qui. Poiché l’identità non viene scritta a posteriori ma emerge dal processo produttivo stesso, copiarla in modo esatto diventa estremamente complicato. Chi produce ricambi contraffatti può imitare l’aspetto esterno di una batteria, l’etichetta, il connettore, ma non l’identità crittografica generata a livello di silicio. I chip potrebbero essere realizzati anche sfruttando il processo Samsung Foundry a 28 nanometri, una linea produttiva matura e adatta a componenti di questo tipo, dove non serve tecnologia di punta ma affidabilità e costi contenuti.
Numeri, fornitori e dimensioni del progetto
Le cifre in gioco raccontano che non si tratta di un esperimento di nicchia. Per il solo prossimo anno sarebbero previste circa 50 milioni di unità di questi chip, un volume che fa capire quanto Samsung intenda estendere il sistema su larga scala all’interno della gamma. La fornitura arriverebbe da due nomi diversi, l’americana Analog Devices, più conosciuta come ADI, e la coreana ICTK, mentre Samsung SDI si occuperebbe di produrre i pacchi batteria integrando al loro interno il componente di autenticazione.
Una divisione dei compiti che segue la logica industriale del gruppo. SDI resta il braccio dedicato alle celle e ai pacchi, i fornitori esterni portano la parte di sicurezza hardware, e il risultato finale è un modulo che il telefono può interrogare per verificarne la provenienza. Sul comportamento esatto del dispositivo in caso di batteria non riconosciuta, cioè se scatterebbe un blocco totale, un avviso o una limitazione delle funzioni di ricarica, al momento non ci sono indicazioni precise.
Fonte: TecnoAndroid








