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AMD ha superato per la prima volta la soglia dei 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, circa 850 miliardi di euro, e il merito va cercato quasi tutto nella corsa all’intelligenza artificiale. Cinque giorni di contrattazioni, un rialzo del 24% e il gruppo di Santa Clara si ritrova in un club molto ristretto, quello delle aziende che valgono più del prodotto interno lordo di diversi Paesi. Una soglia simbolica, certo, ma arrivata sulla spinta di numeri concreti.
Il punto è che i chip sono diventati una delle infrastrutture più preziose dell’economia digitale. Addestrare modelli sempre più grandi, e poi farli girare per milioni di utenti, richiede quantità di potenza di calcolo difficili da immaginare qualche anno fa. Questa fame di hardware ha ridisegnato gli equilibri tra i produttori di semiconduttori, premiando chi sta più vicino alla catena produttiva e penalizzando chi è arrivato in ritardo alla festa.
La corsa in Borsa e il confronto con Nvidia
Il caso più lampante resta quello di Nvidia, che da tempo viene considerata il termometro dell’intero settore. E proprio il confronto con Nvidia aiuta a capire le proporzioni reali della vicenda, perché l’azienda guidata da Jensen Huang vale intorno ai 4.600 miliardi di euro, una cifra che ridimensiona parecchio l’entusiasmo attorno al traguardo di AMD. Non si tratta di due concorrenti sullo stesso piano, almeno non ancora, ma di un inseguitore che ha finalmente trovato il ritmo giusto.
Quello che conta, in situazioni come questa, non è tanto la cifra tonda comparsa sui listini. I mercati anticipano, esagerano, a volte correggono. Il vero segnale sta nei bilanci, ed è lì che la crescita di AMD assume un contorno più solido. Perché la capitalizzazione può salire per aspettative, ma i ricavi no, quelli si contano a fatture emesse.
I conti che spiegano il balzo
Nel secondo trimestre AMD ha messo a bilancio ricavi pari a circa 9,8 miliardi di euro, contro i 6,5 miliardi circa dello stesso periodo dell’anno precedente. Una crescita del 50% che, in un settore maturo come quello dei processori, non è una variazione fisiologica. È un cambio di passo.
Il dato più interessante però arriva dalla divisione data center, la parte dell’azienda che vende acceleratori e processori destinati ai grandi impianti di calcolo. Qui le vendite hanno raggiunto circa 5,7 miliardi di euro, ossia più del doppio rispetto a dodici mesi prima. Vuol dire che oltre la metà del fatturato trimestrale arriva ormai da quel comparto, e non più dalle schede grafiche per il gaming o dai processori per computer di consumo.
È un riposizionamento che racconta bene dove si stia spostando il centro di gravità dell’intera industria. I clienti non sono più soltanto gli assemblatori di PC, ma gli operatori dei grandi centri di calcolo che stanno costruendo l’infrastruttura su cui gira l’intelligenza artificiale generativa. Ordini grandi, margini interessanti, visibilità sui ricavi futuri. Tutti elementi che gli investitori sanno leggere.
Resta il fatto che la distanza dal leader di mercato è ancora notevole, e che una crescita di questo tipo porta con sé aspettative sempre più alte. Ogni trimestre diventa un esame, perché quando il mercato ti prezza come azienda da 1.000 miliardi di dollari, poi pretende di vedere le conferme. Per ora AMD le ha portate, con un comparto data center che ha più che raddoppiato il proprio giro d’affari in un anno.
Fonte: TecnoAndroid








