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Netflix cambia interfaccia: ricerca più rapida e clip social

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La nuova interfaccia Netflix è il segnale più visibile di un cambiamento che va ben oltre l’aspetto grafico, perché la piattaforma sta rimettendo mano a tutto quello che accompagna lo spettatore dal momento in cui apre l’app fino al momento in cui preme play. L’idea di fondo è semplice da raccontare e complicata da realizzare, cioè rendere più rapida la ricerca di cosa guardare e allo stesso tempo far scoprire titoli che nessuno avrebbe cercato di sua iniziativa. Contenuti, personalizzazione e infrastruttura, tre pezzi dello stesso puzzle.

Il percorso della piattaforma è noto. Prima la distribuzione di film e serie prodotti da altri, poi le produzioni originali, poi gli eventi live, i podcast e i videogiochi. Quello che cambia adesso riguarda soprattutto il modo in cui gli utenti arrivano ai contenuti, con un’esperienza pensata per essere più immersiva e, in prospettiva, anche interattiva.

Una navigazione più immediata e la spinta social

La nuova interfaccia mobile nasce proprio da qui. Navigare non deve diventare un lavoro, e chi apre l’app dovrebbe capire in pochi secondi cosa guardare e perché quel titolo potrebbe funzionare per lui. Meno attrito, meno scorrimento infinito, più indicazioni utili.

Poi c’è la dimensione social, che Netflix ha iniziato a coltivare con una certa convinzione. La funzione Moments, introdotta di recente, permette di ritagliare porzioni di un contenuto, creando piccole clip da condividere sui social o direttamente con gli amici. Un modo per trasformare la visione privata in qualcosa che circola, con il passaparola che diventa parte del meccanismo di scoperta.

A ognuno il suo catalogo, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale

La vetrina non è mai la stessa per tutti. La personalizzazione non si limita alla cronologia delle visioni, perché entrano in gioco molti segnali diversi, dai feedback espliciti come i pollici assegnati ai titoli fino a elementi di contesto come l’ora del giorno o il dispositivo utilizzato. L’obiettivo non è soltanto capire cosa piace a una persona, ma quale contenuto ha senso proporle in quel preciso momento.

Per evitare che tutto questo si trasformi in una bolla, arriva il product merchandising, cioè le raccolte tematiche pensate per allargare gli orizzonti. Watch Your Favorite Books mette insieme i principali adattamenti letterari, Zodiac Watchlist gioca con l’astrologia, Match Your Mood organizza i titoli in base allo stato d’animo. Raccolte apparentemente leggere, che servono a portare lo spettatore verso qualcosa che non avrebbe mai selezionato da solo.

Un ruolo importante lo ha l’intelligenza artificiale, usata per produrre e adattare numerose sinossi personalizzate in diverse lingue, così da presentare ogni titolo nel modo più rilevante per il singolo abbonato. E l’IA pesa anche sul modo in cui il prodotto viene costruito, perché se in passato una nuova funzione richiedeva lunghe fasi di progettazione, oggi è possibile realizzare prototipi funzionanti in tempi rapidi, testarli e valutarli sul campo.

Open Connect, il pilastro che non si vede

Sotto l’esperienza utente c’è la parte invisibile, ed è forse la più interessante. Open Connect è la rete proprietaria per la distribuzione dei contenuti, nata circa quindici anni fa e oggi arrivata a oltre 18mila server distribuiti in più di 6mila località e oltre 175 Paesi, con una copertura che riguarda circa il 90% del pianeta. Il principio è portare i contenuti il più vicino possibile a chi guarda, lavorando con gli Internet Exchange Point locali, in Italia Mix e Namex, e con i provider di connettività.

L’investimento nell’infrastruttura supera i 900 milioni di euro, e le ottimizzazioni con nuove tecniche di codifica hanno ridotto in modo sensibile la quantità di dati necessaria per garantire la stessa qualità video, mentre l’efficienza dei server è cresciuta. Le prove più difficili restano i contenuti live e il gaming, che impongono tempi di risposta diversi rispetto all’on demand.

Dentro Open Connect il machine learning viene utilizzato da tempo per prevedere la domanda, ottimizzare routing e caching e pianificare la distribuzione. Con i nuovi formati quei modelli diventano ancora più decisivi, perché le abitudini di consumo cambiano e serve capire in anticipo quale infrastruttura sarà necessaria e in quale area del mondo. Complessa abbastanza da reggere tutto questo, invisibile abbastanza da non farsi notare.

Fonte: TecnoAndroid

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