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Il registro elettronico è diventato il primo appuntamento fisso di ogni anno scolastico, il posto dove i genitori controllano voti, assenze, note e comunicazioni della scuola. Solo che quest’anno, insieme alle credenziali e alle schermate di benvenuto, qualcuno si è trovato davanti a una richiesta che con la pagella non ha nulla a che fare: dare o negare il consenso a ricevere pubblicità. È successo agli utenti di Axios, uno dei principali fornitori di registri usati dagli istituti italiani, sia da app sia da browser.
La segnalazione è partita da un genitore su X ed è rimbalzata in fretta, anche perché il momento è quello giusto per accorgersene. Con il passaggio all’accesso tramite Spid o carta d’identità elettronica, molte famiglie hanno dovuto rimettere mano alle procedure di ingresso e leggere davvero quelle pagine di privacy che in genere si scorrono di corsa. Dentro la sezione dedicata comparivano quattro voci distinte: banner pubblicitari di prodotti Axios, banner di prodotti di terze parti, email promozionali della stessa azienda ed email di altre aziende. Per ognuna, due opzioni, «Acconsento» e «Non acconsento». Nelle spiegazioni si precisava che le comunicazioni avrebbero riguardato soltanto prodotti o servizi legati al mondo della scuola.
Cosa dice il Ministero sul registro elettronico
Il quadro normativo, su questo punto, è piuttosto netto. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito è intervenuto con una nota del 4 aprile 2025 per ricordare agli istituti che il registro deve essere «esclusivamente orientato» alla gestione delle attività educative e organizzative. Tra le cose considerate fuori perimetro il Ministero elenca le iniziative commerciali o di marketing, il trasferimento di dati a soggetti terzi al di là di quanto serve per far funzionare il servizio, l’esposizione di banner e i rimandi a siti esterni con proposte commerciali. Di qualunque tipo, precisa il testo, materiale scolastico compreso.
Il 21 novembre 2025 è arrivata una seconda nota, indirizzata ai dirigenti scolastici, che ha chiesto di verificare la conformità dei registri e delle applicazioni collegate. Un richiamo alla responsabilità concreta delle scuole, che non si limitano a scegliere un fornitore ma restano titolari del trattamento dei dati.
La risposta di Axios e i precedenti
Interpellato sulla vicenda, il direttore generale di Axios Italia, Alessandro Patrizi, ha ringraziato per la segnalazione e ha parlato di un errore materiale. «Si tratta di un refuso di un modello obsoleto e ci scusiamo», ha spiegato, aggiungendo che la funzione non è mai stata operativa e che non è mai partita alcuna attività promozionale. «Nella versione che stiamo ripubblicando in queste ore ci sarà l’informativa corretta», ha assicurato. Insomma, un modulo vecchio rimasto agganciato alla piattaforma, non una strategia di marketing.
La questione della pubblicità nei registri elettronici, però, non nasce adesso. In passato era già finita sotto i riflettori ClasseViva, la piattaforma di Spaggiari, criticata per la presenza di contenuti e iniziative commerciali in uno spazio frequentato ogni giorno da studenti, famiglie e insegnanti. Le indicazioni ministeriali arrivate dopo hanno messo un punto fermo: il registro non può trasformarsi in una vetrina, nemmeno quando i prodotti hanno a che fare con la scuola. Il ragionamento è semplice e difficile da smontare, uno strumento che le famiglie sono praticamente obbligate a usare deve restare concentrato sulle sue funzioni.
Fonte: TecnoAndroid








